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Omnibus sulla sicurezza alimentare: cosa cambia per fitofarmaci, agricoltori e industria agroalimentare

Omnibus sulla sicurezza alimentare: cosa cambia per fitofarmaci, agricoltori e industria agroalimentare

Il pacchetto europeo punta a semplificare e accelerare procedure considerate troppo lente. Ma la proposta divide il mondo agricolo e quello scientifico: per la Commissione non vengono abbassati gli standard di sicurezza, mentre 573 scienziati chiedono una valutazione d’impatto indipendente prima di proseguire il negoziato

20 settembre 2026 | 12:00 | T N

Il cosiddetto Food and Feed Safety Simplification Omnibus, presentato dalla Commissione europea il 16 dicembre 2025, interviene contemporaneamente su dieci atti legislativi relativi alla sicurezza degli alimenti e dei mangimi. Il procedimento legislativo è tuttora in corso e al Parlamento europeo risulta in attesa della decisione delle commissioni competenti ENVI e AGRI.

La discussione è diventata particolarmente accesa per la parte relativa ai prodotti fitosanitari e alle sostanze attive. Da un lato, Commissione e rappresentanti del settore agricolo sottolineano la necessità di ridurre i tempi autorizzativi e di evitare che la perdita progressiva di sostanze attive lasci gli agricoltori senza strumenti contro parassiti e malattie. Dall'altro, una parte della comunità scientifica teme che alcune delle semplificazioni possano ridurre la capacità del sistema europeo di aggiornare le autorizzazioni sulla base delle nuove conoscenze scientifiche.

Perché nasce l'Omnibus

Il punto di partenza è una criticità reale del sistema europeo: le procedure di autorizzazione e rinnovo possono essere lunghe e complesse e le amministrazioni dispongono di risorse limitate. Secondo la Commissione, questo ha prodotto ritardi nei rinnovi delle sostanze attive, con la conseguente necessità di prorogare alcune autorizzazioni.

L'obiettivo dichiarato dell'Omnibus è quindi costruire un sistema più agile, prevedibile ed efficiente, senza modificare i criteri fondamentali di valutazione del rischio. La Commissione sostiene espressamente che il pacchetto non modifica i criteri stringenti previsti dal regolamento 1107/2009 né i requisiti per l'autorizzazione dei prodotti fitosanitari.

Il problema è che la semplificazione amministrativa, nel caso dei fitofarmaci, interviene su un sistema nel quale la periodica rivalutazione delle sostanze rappresenta uno dei principali strumenti attraverso cui le autorità possono recepire nuove evidenze tossicologiche ed ecotossicologiche.

Il nodo delle autorizzazioni dei fitofarmaci

Attualmente le sostanze attive vengono sottoposte a un processo di approvazione e successivamente a rinnovi periodici. La Commissione propone di rendere il sistema più flessibile, spostando l'attenzione dalla rivalutazione sistematica e programmata verso un modello maggiormente basato sulla necessità di intervenire quando emergono nuove informazioni o specifiche criticità.

È proprio questo passaggio a suscitare le maggiori perplessità scientifiche.

Uno studio pubblicato nel settembre 2026 su Environmental Sciences Europe analizza il rapporto tra semplificazione legislativa, principio di precauzione e mantenimento del livello di protezione previsto dal diritto europeo. Gli autori discutono, tra gli altri aspetti, proprio le modifiche relative alla durata delle autorizzazioni e ai periodi transitori dopo la revoca delle sostanze.

La questione non riguarda quindi soltanto quanti pesticidi potranno essere utilizzati, ma soprattutto per quanto tempo un'autorizzazione resterà valida e con quale frequenza una sostanza verrà riesaminata alla luce delle nuove conoscenze.

La posizione della Commissione europea

La Commissione respinge l'interpretazione secondo cui l'Omnibus rappresenterebbe una deregolamentazione dei fitofarmaci.

Il quadro europeo, ricorda Bruxelles, mantiene l'obbligo di una valutazione del rischio prima dell'approvazione delle sostanze attive. Anche i singoli prodotti fitosanitari devono essere valutati dagli Stati membri prima di poter essere immessi sul mercato e utilizzati.

Lo stesso principio vale per i limiti massimi di residui, gli MRL, fissati per gli alimenti e i mangimi. Gli alimenti importati nell'Unione devono rispettare gli stessi limiti applicabili ai prodotti europei e le partite non conformi possono essere respinte ai controlli di frontiera.

La Commissione sostiene inoltre che il nuovo sistema dovrebbe consentire di reagire più rapidamente quando emergono nuove informazioni scientifiche, evitando che le risorse delle autorità siano assorbite da una rivalutazione automatica e generalizzata di tutte le sostanze.

La preoccupazione dei 573 scienziati

È su questo punto che si inserisce la lettera sottoscritta da 573 scienziati.

I firmatari non chiedono semplicemente di modificare una singola disposizione, ma di sospendere il dibattito legislativo fino alla realizzazione di una valutazione d'impatto indipendente. Secondo i ricercatori, una riforma di questa portata dovrebbe essere accompagnata da un'analisi preventiva degli effetti sulla salute, sull'ambiente e anche sul funzionamento amministrativo del sistema.

La contestazione riguarda dunque anche il metodo legislativo: prima di decidere quanto accelerare le autorizzazioni, secondo i firmatari sarebbe necessario quantificare benefici e rischi della modifica.

Tra gli elementi richiamati dagli scienziati figurano esposizione cronica a basse dosi, effetti combinati di più sostanze e conseguenze sugli ecosistemi. Queste sono preoccupazioni espresse dai firmatari della lettera, non conclusioni che la proposta legislativa abbia già prodotto tali effetti.

Cosa cambia potenzialmente per gli agricoltori

Per le aziende agricole la questione ha una conseguenza molto concreta: la disponibilità della cosiddetta cassetta degli attrezzi fitosanitaria.

Negli ultimi anni la progressiva uscita dal mercato di numerose sostanze attive ha ridotto le possibilità di intervento contro alcuni organismi nocivi. Contemporaneamente sono cresciuti fenomeni come la resistenza dei parassiti, l'introduzione di nuove avversità e gli effetti del cambiamento climatico sulla dinamica delle popolazioni di insetti e patogeni.

È questa una delle principali argomentazioni portate dai rappresentanti agricoli favorevoli a procedure più rapide. In una recente audizione parlamentare è stato sottolineato che la perdita di sostanze attive senza un'adeguata disponibilità di alternative può creare problemi soprattutto nelle colture specializzate e nei casi in cui esistano poche soluzioni tecniche.

Un sistema più veloce potrebbe quindi consentire, almeno nell'impostazione dei proponenti, di portare più rapidamente sul mercato nuove sostanze, prodotti di biocontrollo e strumenti alternativi, riducendo anche il ricorso a autorizzazioni d'emergenza.

Per l'agricoltore, tuttavia, la velocità autorizzativa non è l'unico elemento. Contano anche costo del prodotto, efficacia, numero di interventi necessari, intervallo di sicurezza, disponibilità commerciale e possibilità di inserirlo nei disciplinari di produzione.

Il tema dei prodotti di biocontrollo

Un'altra componente importante dell'Omnibus riguarda i prodotti destinati al controllo biologico e, più in generale, le soluzioni alternative ai fitofarmaci convenzionali.

L'obiettivo è facilitare l'accesso al mercato di strumenti che possono contribuire alla difesa integrata. Il problema è che la definizione di "biocontrollo", le procedure applicabili e il confine tra prodotti biologici e altre categorie di sostanze sono oggetto di discussione.

Dal punto di vista agricolo, accelerare l'autorizzazione di queste soluzioni potrebbe contribuire ad ampliare la disponibilità di mezzi tecnici. Ma perché ciò abbia un effetto concreto occorre che le alternative siano realmente efficaci in campo, economicamente sostenibili e disponibili nei momenti critici del ciclo colturale.

Residui negli alimenti e importazioni

Un'altra partita riguarda i limiti massimi di residui (MRL).

Il tema è particolarmente importante per l'industria agroalimentare perché le materie prime possono provenire sia dall'Unione europea sia da Paesi terzi. Un prodotto fitosanitario non autorizzato nell'UE non significa automaticamente che qualsiasi residuo della sostanza sia vietato negli alimenti importati: l'importazione è regolata attraverso gli MRL e le cosiddette tolleranze all'importazione.

La Commissione afferma di voler rafforzare, in prospettiva, l'allineamento degli standard di produzione applicabili alle importazioni per le sostanze più pericolose. Ha già avviato uno studio destinato a valutare gli effetti di questo principio sulla competitività europea e sugli obblighi internazionali dell'UE.

Per l'industria alimentare il tema è tutt'altro che secondario: modificare gli MRL può infatti incidere sulla possibilità di acquistare determinate materie prime sui mercati internazionali, sui controlli analitici, sulla gestione dei fornitori e sul rischio di respingimento delle partite.

Quali conseguenze per l'industria agroalimentare

Per trasformatori, importatori e operatori della distribuzione l'Omnibus può produrre effetti lungo almeno quattro direttrici.

La prima è la disponibilità delle materie prime. Regole più restrittive sui residui o sulle tolleranze all'importazione possono ridurre il numero di fornitori o rendere necessaria una maggiore selezione delle origini.

La seconda riguarda i costi di controllo. Maggiore complessità normativa significa più analisi multiresiduali, verifiche documentali e sistemi di tracciabilità.

La terza è la programmazione degli acquisti. Cambiamenti nelle autorizzazioni delle sostanze possono modificare rapidamente le condizioni di produzione di una determinata materia prima agricola.

La quarta riguarda la competitività. Per l'industria europea la questione è quella di evitare che standard produttivi differenti determinino un vantaggio per le importazioni provenienti da Paesi dove sono ancora consentite sostanze non autorizzate nell'UE.

È precisamente su quest'ultimo punto che la Commissione ha riconosciuto la necessità di valutare l'impatto sulla competitività prima di introdurre un principio generale più stringente per le importazioni.

Semplificazione o deregolamentazione?

Il cuore del confronto europeo è quindi soprattutto nella definizione di semplificazione.

Per la Commissione, semplificare significa ridurre gli oneri amministrativi e accelerare le procedure senza modificare il livello di protezione. Per i critici della proposta, invece, alcune modifiche potrebbero incidere proprio sui meccanismi attraverso cui quel livello di protezione viene mantenuto nel tempo.

Le due posizioni non sono necessariamente contrapposte sul problema di partenza: il sistema autorizzativo europeo presenta effettivamente ritardi e carichi amministrativi. Il confronto riguarda piuttosto il modo in cui risolverli.

Da una parte vi è l'ipotesi di rendere più efficienti le procedure e concentrare le risorse sui casi realmente problematici; dall'altra quella di mantenere una rivalutazione periodica sufficientemente ampia da garantire che nuove evidenze scientifiche possano tradursi tempestivamente in modifiche delle autorizzazioni.

La questione decisiva: velocità e capacità di correzione

La partita sull'Omnibus va quindi oltre la semplice contrapposizione tra "più" o "meno" pesticidi.

La questione decisiva sarà capire quanto rapidamente il sistema europeo riesca contemporaneamente ad autorizzare nuovi strumenti per gli agricoltori e a correggere le autorizzazioni esistenti quando emergono nuove evidenze sui rischi.

È proprio questa capacità di aggiornamento che i 573 scienziati chiedono di analizzare prima della conclusione dell'iter legislativo. Nel frattempo, la Commissione difende l'impostazione del pacchetto sostenendo che i criteri di sicurezza fondamentali rimangono invariati.

Per agricoltura e industria alimentare, dunque, l'esito del negoziato avrà conseguenze molto concrete: accesso ai mezzi di difesa, tempi di autorizzazione, gestione dei residui, approvvigionamento delle materie prime, costi di controllo e competitività sui mercati internazionali. Saranno le disposizioni definitive, e soprattutto la loro applicazione pratica da parte di Commissione, EFSA e Stati membri, a determinare l'effettivo impatto sulle filiere.

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