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L'export di olio di oliva spagnolo tiene in volume ma crolla in valore

L'export di olio di oliva spagnolo tiene in volume ma crolla in valore

Nonostante un calo minimo dei quantitativi esportati (-1%), la flessione dei prezzi di mercato ha fatto crollare il fatturato del 15%. A sorpresa, le importazioni crescono dell'11% e per la prima volta oltre la metà proviene da Paesi extra UE, con la Tunisia in testa

23 luglio 2026 | 09:00 | C. S.

La campagna oleicola spagnola 2025/26, nei suoi primi otto mesi (da ottobre 2025 a maggio 2026), racconta una storia contraddittoria. Da un lato, le esportazioni hanno mostrato una tenuta sostanziale in termini di volume, superando addirittura la media storica; dall’altro, il valore complessivo è crollato a causa del ribasso generalizzato delle quotazioni internazionali. A ciò si aggiunge un fenomeno in controtendenza: le importazioni di olio d'oliva verso la Spagna sono aumentate a doppia cifra, con un’impennata degli acquisti da Paesi terzi, in particolare dal Nord Africa.

Secondo l'ultimo bollettino sul commercio estero pubblicato dal Ministero dell'Agricoltura, della Pesca e dell'Alimentazione (MAPA), nei primi otto mesi della campagna 2025/26 le esportazioni spagnole hanno raggiunto quota 660.267 tonnellate, segnando un lieve calo dello 0,9% rispetto allo stesso periodo della campagna precedente. Un dato che, tuttavia, si rivela positivo se confrontato con la media delle ultime quattro campagne, risultando superiore del 9%.

Il rovescio della medaglia è rappresentato dal valore delle vendite all'estero, che è sceso a 3.006,1 milioni di euro, con una flessione del 15% su base annua. Il motivo è da ricercare nel prezzo unitario medio, diminuito del 14% rispetto alla campagna 2024/25 e del 16% rispetto alla media del quadriennio precedente, in un contesto di mercato caratterizzato da quotazioni in calo.

Extravergine protagonista, ma perde un soffio di quota

L'olio extravergine d'oliva rimane di gran lunga la voce principale dell'export spagnolo, rappresentando il 68% del volume e il 73% del valore esportato. Si tratta di percentuali sostanzialmente in linea con la campagna scorsa, quando la quota era rispettivamente del 70% e del 73%.

Andamento mensile e mercati di sbocco

Analizzando l'andamento mensile, il volume medio esportato si attesta a 82.533 tonnellate. Il secondo quadrimestre del periodo in esame ha fatto registrare volumi mensili inferiori a quelli della campagna 2024/25, ma comunque superiori alla media delle quattro campagne precedenti. In valore, la media mensile è stata di 375,8 milioni di euro.

Guardando ai singoli mercati di destinazione, emergono tendenze contrastanti. Tra i principali acquirenti, registrano incrementi volumetrici significativi Francia (+4%, per 58.562 t), Regno Unito (+1%), Germania (+10%) e, soprattutto, i mercati extraeuropei: Cina (+33%, fino a 19.601 t), Corea del Sud (+25%), Messico (+39%), Brasile (+20%) e Colombia (+54%, fino a 6.911 t). Crescite importanti che testimoniano la crescente appetito per l'olio spagnolo nei Paesi emergenti.

Dall'altro lato, le flessioni più marcate si registrano in alcuni partner storici. Le importazioni dall'Italia, pur restando il primo mercato di destinazione con 205.434 tonnellate, calano del 6%. Seguono le riduzioni da parte di Stati Uniti (-3%), Australia (-19%), Belgio (-10%) e Paesi Bassi (-3%). Anche il vicino Portogallo riduce gli acquisti dell'1%.

Il rovescio della medaglia: aumentano le importazioni, Tunisia protagonista

Il dato forse più sorprendente del bollettino riguarda le importazioni di olio d'oliva da parte della Spagna, che nello stesso periodo sono aumentate del 12% rispetto alla media delle ultime quattro campagne, toccando le 177.550 tonnellate (+11% rispetto alla campagna 2024/25). Il valore, invece, è sceso del 10% a 642 milioni di euro, con un prezzo unitario medio in calo del 18% su base annua.

A cambiare radicalmente, però, è la geografia degli approvvigionamenti. Per la prima volta, la maggioranza delle importazioni (il 56%) proviene da Paesi extracomunitari, contro il 35% della campagna precedente. La Tunisia si conferma il fornitore principale, con 70.997 tonnellate pari al 40% del totale, seguita dal Portogallo con il 35% (62.464 t).

Tra le variazioni più significative, spicca il crollo delle importazioni dalla Turchia, conseguenza della minore produzione interna del Paese anatolico, e il contemporaneo incremento delle forniture dal Marocco, che si ritaglia uno spazio sempre più ampio nel mercato iberico.

Scenario

In sintesi, la campagna 2025/26 si presenta come un periodo di transizione per il settore oleario spagnolo. Da un lato, la resilienza dei volumi esportati, trainata dai mercati lontani, conferma la forza del prodotto "made in Spain". Dall'altro, la contrazione dei prezzi e la crescente dipendenza dalle importazioni (soprattutto nordafricane) disegnano un panorama complesso, in cui la competitività si gioca sempre più sul fronte dei costi e della capacità di differenziare l'offerta nei mercati esteri.

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