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L'olio di oliva del Marocco conquista gli Stati Uniti: export in crescita del 148%, ma la Spagna resta leader
Mentre l'olio d'oliva spagnolo e italiano subiscono il contraccolpo dei dazi americani, Marocco e Tunisia approfittano di tariffe più favorevoli per aumentare le esportazioni verso gli USA. Il regno alawita segna un +148% nei primi mesi dell'anno, ma i volumi restano ancora marginali
16 luglio 2026 | 11:00 | C. S.
Il mercato statunitense dell'olio d'oliva sta vivendo una fase di profonda riconfigurazione. Mentre i grandi produttori europei, Spagna e Italia in testa, accusano il colpo dei nuovi dazi imposti dall'amministrazione Trump, paesi terzi come il Marocco e la Tunisia stanno approfittando della situazione per ritagliarsi spazi sempre più ampi sugli scaffali americani.
Il caso più eclatante è quello del Marocco. Secondo i dati citati dal quotidiano spagnolo AS, le esportazioni di olio d'oliva marocchino verso gli Stati Uniti sono balzate del 148% nei primi mesi del 2026, raggiungendo circa 3.000 tonnellate. Una crescita a due cifre che, sebbene parta da una base produttiva ridotta, ha iniziato a insospettire gli operatori del settore, in un momento in cui il mercato americano mostra segni di contrazione generalizzata.
Il vantaggio competitivo del Marocco risiede principalmente in un fattore tariffario. Mentre l'Unione Europea si trova a fare i conti con un dazio del 15% sulle sue esportazioni, Rabat beneficia di un'aliquota del 10%, considerata la tariffa minima applicata dall'amministrazione statunitense. Un differenziale che, unito a una qualità in crescente apprezzamento, sta rendendo l'olio marocchino sempre più attrattivo per gli importatori a stelle e strisce.
La Tunisia avanza, l'Italia arretra
Anche la Tunisia sta vivendo una dinamica positiva, con un incremento del 47% e volumi che sfiorano le 60.000 tonnellate, posizionandosi come un concorrente ben più consistente del Marocco in termini quantitativi. Tuttavia, Tunisi deve fare i conti con dazi più elevati rispetto a quelli applicati a Rabat, un elemento che potrebbe frenarne l'ulteriore espansione.
Il quadro generale, invece, è meno roseo per i tradizionali leader del comparto. Le importazioni complessive di olio d'oliva negli Stati Uniti hanno registrato un calo del 9% nei primi mesi dell'anno, attestandosi a 142.000 tonnellate. Un dato che nasconde performance molto diverse tra i vari fornitori. L'Italia ha subito un vero e proprio crollo, con vendite in flessione del 40% verso il suo principale mercato di riferimento. La Spagna, pur mantenendo salda la sua posizione di primo fornitore, ha lanciato più volte l'allarme sugli effetti negativi delle barriere doganali, che stanno erodendo la redditività delle sue esportazioni.
Il dominio spagnolo non è in discussione (per ora)
Nonostante la crescente pressione dei competitor, il primato spagnolo resta indiscutibile. Con 113.085 tonnellate esportate tra ottobre 2025 e marzo 2026, Madrid mantiene una posizione dominante nei supermercati americani. Tuttavia, il dato segna un calo del 12,5% rispetto allo stesso periodo precedente, un campanello d'allarme che gli operatori iberici interpretano come un segnale di un cambiamento epocale negli equilibri commerciali del settore.
Per il Marocco, l'attuale congiuntura rappresenta più di una semplice opportunità: è una vetrina strategica. Il regno non ha ancora i volumi per insidiare i giganti del Mediterraneo, ma sta costruendo, goccia a goccia, una presenza solida e in crescita su un mercato che, nonostante le fluttuazioni congiunturali, resta tra i più dinamici al mondo. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare questa "crescita da paura" in una crescita strutturale, capace di reggere il confronto quando le condizioni tariffarie torneranno a essere più equilibrate.
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