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Biogas e biometano, l'olivicoltura andalusa si prepara a una svolta green

Biogas e biometano, l'olivicoltura andalusa si prepara a una svolta green

Dai residui della raccolta delle olive e della frangitura, energia pulita e fertilizzanti organici: le cooperative spagnole vedono in questo modello la chiave per la sostenibilità e la competitività del settore

10 luglio 2026 | 09:00 | C. S.

Trasformare gli scarti dell'olio d'oliva in una risorsa energetica e agronomica. È questa la sfida che il settore oleicolo andaluso intende raccogliere puntando sullo sviluppo di impianti per biogas e biometano. Secondo Cooperativas Agro-alimentarias de Andalucía, la principale federazione del settore, queste infrastrutture rappresentano un'opportunità strategica per il futuro dell'olivicoltura regionale, offrendo una soluzione concreta alla gestione dei sottoprodotti e aprendo nuove prospettive di reddito per agricoltori, cooperative e industrie.

Ogni campagna agricola, l'oliveto andaluso produce volumi ingenti di alperujo e alpechín, residui della lavorazione delle olive la cui gestione rappresenta da sempre una sfida economica e ambientale. Le nuove tecnologie di digestione anaerobica consentono oggi di trasformare questi materiali in energia rinnovabile e in digestato, un ammendante organico di valore in grado di restituire fertilità al suolo e ridurre la dipendenza dai fertilizzanti chimici di sintesi.

Un modello che, nelle intenzioni della federazione, si inserisce a pieno titolo nell'economia circolare: il valore generato resta ancorato al territorio e torna direttamente agli agricoltori, rafforzando al contempo l'intera filiera dell'olio d'oliva. L'Andalusia, prima regione olivicola d'Europa, può contare su una solida struttura cooperativa e industriale che la rende candidata naturale a diventare laboratorio europeo di queste buone pratiche.

Sul fronte ambientale, i benefici sono molteplici. Gli impianti contribuiscono alla riduzione delle emissioni di gas serra, all'incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili e alla diminuzione della dipendenza dai combustibili fossili. Obiettivi che rispondono perfettamente alle politiche comunitarie in materia di transizione energetica, decarbonizzazione e bioeconomia.

Per fugare ogni possibile timore legato alla realizzazione di questi progetti, la federazione sottolinea che gli stabilimenti di ultima generazione sono progettati con sistemi chiusi, monitorati e completamente tracciabili, nel pieno rispetto della rigorosa normativa ambientale europea, nazionale e regionale. I processi di autorizzazione e controllo garantiscono la massima sicurezza operativa.

Non solo energia, dunque, ma anche occupazione e sviluppo rurale. L'impulso a questa filiera, secondo Cooperativas Agro-alimentarias, potrebbe trasformarsi in un importante volano per l'investimento e la creazione di posti di lavoro nelle aree interne, contribuendo a contrastare lo spopolamento e a incentivare nuove iniziative legate alla bioeconomia.

L'organizzazione conclude con un appello alla lungimiranza: l'Andalusia non può restare ai margini di una trasformazione che sta già prendendo piede in altri Paesi europei. Sostenere il biogas e il biometano significa scegliere una strada concreta per aggiungere valore, rendere più sostenibile l'agricoltura e migliorare la redditività del comparto primario andaluso.

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