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Sulla crisi fertilizzanti l'Europa allenta le regole ma non basta

Sulla crisi fertilizzanti l'Europa allenta le regole ma non basta

La Commissione europea aumenta la riserva di crisi a 540 milioni e dà più flessibilità agli Stati membri sulla Pac. Le associazioni agricole Copa e Cogeca apprezzano il primo passo, ma avvertono: risorse non aggiuntive, tempi lunghi e nessuna soluzione strutturale

18 giugno 2026 | 10:00 | C. S.

La Commissione europea ha presentato oggi un nuovo pacchetto di aggiustamenti alla Politica agricola comune (Pac) per aiutare gli agricoltori a far fronte all’impennata dei prezzi dei fertilizzanti. Misure che seguono la proposta, già annunciata all’inizio della settimana, di rafforzare la riserva di crisi agricola. Un insieme di interventi che, secondo Copa e Cogeca, rappresenta “un primo passo positivo ma del tutto insufficiente di fronte alla portata della crisi che rischia di travolgere l’agricoltura europea nei prossimi mesi”.

Grazie al commissario all’Agricoltura Christophe Hansen, la riserva di crisi salirà a 540 milioni di euro. Gli Stati membri potranno inoltre integrare questa dotazione con risorse nazionali aggiuntive. “Un tentativo iniziale che accogliamo favorevolmente – scrivono le organizzazioni agricole – ma che resta molto limitato rispetto al numero di aziende colpite e alla scala della crisi attesa per la campagna 2026-2027”. Inoltre, quei fondi non saranno destinati esclusivamente ai fertilizzanti, e la Commissione continua a evitare un dibattito necessario su meccanismi come il Cbam (il fondo di adeguamento del carbonio alle frontiere), che aumenta strutturalmente i prezzi dei concimi lasciando l’intero costo sulle spalle degli agricoltori.

Più flessibilità, ma senza nuove risorse
Le nuove regole consentono agli Stati membri di anticipare i pagamenti diretti della Pac e di introdurre un regime straordinario di liquidità nell’ambito dello sviluppo rurale. Una misura che può alleviare i problemi di cassa a breve termine. Tuttavia, avvertono Copa e Cogeca, “si tratta solo di riallocare fondi esistenti, non di creare nuove risorse. Ogni euro reso disponibile oggi sarà un euro in meno per gli agricoltori domani”.

A ciò si aggiunge il problema dei tempi. Qualsiasi modifica delle norme europee richiede negoziati a Bruxelles, adeguamenti dei Piani strategici nazionali della Pac e procedure amministrative che inevitabilmente si trascinano per mesi. “Gli agricoltori hanno bisogno di sostegni rapidi, non dopo lunghi cicli di approvazione”, denunciano le associazioni.

Il rischio concreto per la produzione alimentare
Le recenti crisi geopolitiche hanno dimostrato con quanta rapidità i mercati dei fertilizzanti possano essere destabilizzati. In un momento in cui i concimi rappresentano uno dei maggiori costi di produzione per l’agricoltura europea – e la prima voce di spesa per molti seminativi – qualsiasi ritardo nell’erogazione degli aiuti rischia di minare la redditività delle aziende, la produzione di cibo e persino l’accessibilità dei prodotti per i consumatori.

Le richieste: deroghe immediate e stop al Cbam
Copa e Cogeca chiedono quindi misure aggiuntive, attuabili senza indugio e senza oneri di bilancio significativi. In particolare:

  • una deroga immediata ai limiti della direttiva Nitrati per letame e digestato, consentendo un maggiore utilizzo di fonti nutrienti già disponibili;

  • una maggiore trasparenza sui mercati dei fertilizzanti per prevenire volatilità e speculazione;

  • la sospensione immediata del Cbam per i fertilizzanti.

“La crisi dei fertilizzanti richiede velocità e determinazione eccezionali”, concludono le organizzazioni. Per questo chiedono al Consiglio e al Parlamento europeo di adottare le prime misure il più rapidamente possibile e di continuare a lavorare su soluzioni aggiuntive. “La sicurezza alimentare dell’Europa e la sua resilienza agricola non possono permettersi ritardi”.

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