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L'olio di oliva spagnolo merita un prezzo sopra i 5 euro al chilo
L’associazione Olive A denuncia la pressione al ribasso nonostante la domanda forte e le scorte minime. Richiesto un prezzo minimo di 5 euro al chilo per garantire la redditività dell’oliveto tradizionale, mentre i costi di produzione aumentano e la prossima campagna si preannuncia incerta
01 giugno 2026 | 09:00 | C. S.
OliveA Tradizione e Progresso lancia un nuovo allarme per il comparto oleario. L’associazione chiede a cooperative, frantoi, gruppi di commercializzazione e agricoltori di adottare una strategia comune basata sulla valorizzazione dell’olio extravergine di oliva proveniente da oliveto tradizionale e sulla difesa di un prezzo alla produzione che garantisca la redditività dell’intero settore.
Secondo l’organizzazione, vi è il serio rischio di continuare a distruggere valore in una campagna contraddistinta da scorte minime, da un ritmo di commercializzazione elevato e da una forte incertezza sul prossimo raccolto. È paradossale, sottolinea OliveA, che si continui a registrare una pressione ribassista sui prezzi all’origine nonostante la tenuta della domanda e la limitata disponibilità di prodotto.
Difesa della redditività dell’oliveto tradizionale
L’associazione chiede a tutta la filiera produttrice una strategia coordinata per difendere un prezzo alla produzione superiore a 5 euro al chilo, soglia considerata come il livello minimo di sostenibilità economica per l’oliveto tradizionale. Secondo OliveA, vendere al di sotto di questa cifra rischia di compromettere gravemente la sostenibilità di un modello produttivo essenziale per l’occupazione, l’economia rurale, la tutela ambientale e il presidio del territorio in molte aree olearie dell’Andalusia e del resto della Spagna.
Il presidente di OliveA, José Gilabert, ha sottolineato la necessità di abbandonare le dinamiche commerciali incentrate esclusivamente sul prezzo per passare a una strategia di valorizzazione legata alla qualità e all’origine. «È giunto il momento – ha dichiarato Gilabert – che il settore smetta di competere distruggendo valore e inizi a difendere il vero posizionamento dell’extravergine di oliveto tradizionale».
Commercializzazione sostenuta e scorte ridotte
I dati della campagna in corso rafforzano, secondo l’associazione, l’urgenza di difendere il valore dell’olio. Nei primi sette mesi della campagna sono state commercializzate in Spagna 880.000 tonnellate, pari a quasi il 70% della produzione totale dell’anno, che si è assestata a 1.294.590 tonnellate.
A fine aprile le esistenze totali ammontano a 863.338 tonnellate, di cui 600.269 nei frantoi e nelle cooperative, 254.325 in mano agli imbottigliatori e 8.744 fanno capo al Patrimonio Comunale Olivicolo. OliveA evidenzia inoltre che una parte significativa dell’olio stoccato dagli imbottigliatori è destinata all’autoconsumo cooperativo e alla fornitura ai soci, riducendo ulteriormente il volume realmente disponibile sul mercato.
L’organizzazione segnala anche l’andamento delle vendite di aprile, con 125.000 tonnellate commercializzate (importazioni incluse), nonostante il mese sia stato condizionato da eventi come la Settimana Santa, la Fiera di aprile e diversi giorni non lavorativi nei centri di acquisto.
Incertezza produttiva per la prossima campagna
All’attuale situazione di mercato si aggiunge la preoccupazione per l’andamento della campagna 2026/2027. Le prime osservazioni in campo indicano una fertilità della fioritura inferiore del 37% rispetto all’anno precedente, a causa principalmente di un’elevata carica floreale e di diversi episodi meteo che potrebbero aver influito negativamente sull’impollinazione.
Parallelamente, OliveA segnala che i costi di produzione continuano ad aumentare, specie per l’oliveto tradizionale. Mentre nell’oliveto superintensivo i costi superano già i 3 euro al chilo, nel modello tradizionale superano ampiamente i 5 euro, senza ancora includere un ragionevole margine di profitto.
Rilancio del valore differenziale dell’extravergine
Di fronte a questo scenario, l’associazione ritiene prioritario abbandonare i messaggi che alimentano aspettative artificiali di grandi raccolti futuri e che, a suo avviso, contribuiscono soltanto ad acuire la pressione ribassista sui prezzi all’origine. OliveA insiste sul fatto che la sostenibilità futura del settore passa attraverso il rafforzamento della valorizzazione e della differenziazione dell’extravergine da oliveto tradizionale, legandolo ad attributi come la qualità, i benefici salutistici della dieta mediterranea, la sostenibilità ambientale e la coesione territoriale.
In chiusura, il presidente José Gilabert ha osservato che il mercato sta dimostrando ancora una volta la sua capacità di assorbire tutta la produzione disponibile. Tuttavia, ha avvertito: «Continuare a vendere al di sotto dei costi mette a rischio non solo la redditività delle aziende agricole, ma anche il futuro dell’oliveto tradizionale e di migliaia di famiglie legate al comparto oleario».
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