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Il balzo nella produzione di olio di oliva in Cile ma l'export crolla in valore
Il Cile mantiene 19.692 ettari piantati, con la varietà Arbequina che domina (61%), seguita da Arbosana (22%) e da altre varietà mediterranee. Bene la produzione ma crolla il fatturato del 23,8%. Il Cile si conferma il decimo esportatore mondiale
28 maggio 2026 | 11:00 | C. S.
La campagna 2025 del settore oleicolo cileno è stata una delle più dinamiche dell'ultimo decennio, caratterizzata da una robusta ripresa produttiva e da un contesto internazionale finalmente favorevole dopo due anni di contrazione globale. Secondo il rapporto annuale di ChileOliva, elaborato con dati del Servizio Nazionale delle Dogane, ODEPA–CIREN e del Consiglio Oleicolo Internazionale (COI), il Paese ha raggiunto una produzione totale di 20.000 tonnellate di aceite de oliva, segnando un incremento del 33% rispetto al 2024.
Le condizioni climatiche favorevoli nelle principali regioni olivicole (Metropolitana, Maule e O'Higgins, che da sole concentrano il 72% della superficie coltivata) e l'efficienza dei frutteti superintensivi hanno permesso questa ripresa. Il Cile mantiene 19.692 ettari piantati, con la varietà Arbequina che domina (61%), seguita da Arbosana (22%) e da altre varietà mediterranee.
Un mercato globale in forte espansione
A livello mondiale, la produzione 2024/2025 ha toccato le 3.572.000 tonnellate, con un aumento del 38% rispetto alla campagna precedente, trainato dalla straordinaria ripresa della Spagna (+66%), dalla Turchia (+135%) e dalla Tunisia (+55%). In questo scenario, il Cile rappresenta lo 0,6% della produzione globale, confermandosi come produttore emergente di alta qualità.
Export: il paradosso dei volumi
Il comparto export ha mostrato un andamento misto. Da un lato, il Cile ha spedito all'estero 17.737 tonnellate, con un incremento del 27,9% rispetto al 2024. Dall'altro, il valore FOB totale è crollato del 23,8%, attestandosi a 99,9 milioni di dollari. La causa è la normalizzazione dei prezzi internazionali dopo due anni di carenza globale.
La struttura export rimane fortemente concentrata: Stati Uniti e Brasile assorbono il 69% del volume totale. Il primo ha ricevuto 8,3 milioni di chili (46,9% del totale) a un valore unitario di 5 dollari/kg FOB. Il Brasile, pur con 3,85 milioni di chili (21,7%), ha ottenuto il miglior prezzo tra i grandi acquirenti: 7,9 dollari/kg FOB. Spagna (12,4% del volume), Portogallo (7,9%) e Italia (2,6%) completano la lista dei mercati rilevanti, con valori unitari compresi tra 4,7 e 4,9 dollari/kg.
Grazie a questi risultati, il Cile si è piazzato al 10° posto mondiale tra i Paesi esportatori nella campagna 2024/2025, secondo il COI.
Importazioni in calo, mercato interno stabile
Il mercato interno ha mostrato un andamento moderato. Nel 2025 il Cile ha importato 5.287 tonnellate, il 13% in meno rispetto al 2024, con una flessione del 48% del valore CIF (25,1 milioni di dollari). La riduzione è dovuta alla maggiore disponibilità di olio nazionale e alla stabilizzazione dei consumi interni.
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