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Gli agronomi tunisini reclamano la supervisione della filiera dell'olio di oliva

Gli agronomi tunisini reclamano la supervisione della filiera dell'olio di oliva

Il progetto presentato al parlamento prevede l’introduzione dell’obbligo di supervisione tecnica da parte di ingegneri agronomi nelle aziende olivicole superiori ai 50 ettari, nei frantoi e nelle unità di confezionamento

21 marzo 2026 | 10:00 | C. S.

Una riforma strutturale della filiera dell’olio d’oliva è al centro di una proposta di legge presentata dall’Ordine degli ingegneri tunisini all’Assemblea dei rappresentanti del popolo. L’obiettivo è modernizzare il settore, migliorare la qualità del prodotto e aumentare il valore economico delle esportazioni, puntando su competenze tecniche e trasformazione industriale.

Il progetto prevede l’introduzione dell’obbligo di supervisione tecnica da parte di ingegneri agronomi nelle aziende agricole superiori ai 50 ettari, nei frantoi e nelle unità di confezionamento. Una misura che mira a colmare un gap significativo: attualmente, l’assistenza tecnica interessa meno dell’1% della filiera.

Secondo i promotori, l’integrazione di almeno 2.000 tra ingegneri e tecnici consentirebbe di ottimizzare la gestione agronomica degli oliveti, migliorare i processi di estrazione e garantire standard qualitativi più elevati. Particolare attenzione è riservata anche alla gestione delle risorse idriche, tema sempre più centrale in un contesto di crescente stress climatico.

Il presidente dell’Ordine, Mohsen Gharssi, ha sottolineato il peso strategico del comparto: l’olio d’oliva rappresenta circa il 40% delle esportazioni agricole del Paese e costituisce una fonte di reddito per oltre un milione di persone. Tuttavia, una quota compresa tra il 75% e l’80% della produzione viene esportata sfusa a circa 4 euro al litro, per poi essere confezionata e rivenduta sui mercati internazionali a prezzi che possono raggiungere i 10-15 euro al litro.

Per invertire questa dinamica, la proposta include incentivi fiscali per il confezionamento locale e un piano di modernizzazione di circa 1.800 frantoi, molti dei quali necessitano di aggiornamenti tecnologici per migliorare l’efficienza e preservare la qualità del prodotto.

Tra le misure previste figura anche un programma dedicato all’imprenditorialità giovanile, volto a favorire l’ingresso degli ingegneri nel settore attraverso nuove iniziative produttive e servizi ad alto valore aggiunto.

Secondo le stime dei promotori, l’attuazione della riforma potrebbe generare fino a 5 miliardi di dinari tunisini l’anno, pari a circa 1,5 miliardi di euro, e creare fino a 50.000 posti di lavoro.

La sfida, ora, sarà tradurre l’impianto normativo in risultati concreti, accompagnando l’innovazione tecnica con una strategia capace di rafforzare la presenza della Tunisia nei segmenti più remunerativi del mercato globale dell’olio d’oliva.

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