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Maxi truffa sull’olio extravergine: il caso Tunisia arriva a Perugia ma ora si sposta in altra procura

Maxi truffa sull’olio extravergine: il caso Tunisia arriva a Perugia ma ora si sposta in altra procura

Il fascicolo ha seguito un iter complesso tra Perugia e Spoleto per definire la competenza territoriale. Alla fine, la procura ha ritenuto che i reati ipotizzati si siano consumati all’estero ma ora la partita giudiziaria si riapre in altra sede

04 marzo 2026 | 15:30 | C. S.

La presunta truffa internazionale da oltre 180 milioni di euro scuote il mercato mediterraneo dell’olio extravergine d’oliva e approda nelle aule giudiziarie umbre. Un sistema di compravendite mai onorate avrebbe provocato il crollo dei prezzi di esportazione e messo in difficoltà numerose imprese del settore, con ramificazioni tra Tunisia, Italia e Spagna.

Il procedimento italiano si è però chiuso con un’archiviazione. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Perugia, Natalia Giubilei, ha accolto la richiesta della procura, rilevando il difetto di giurisdizione della legge italiana. Il fascicolo era stato affidato al pubblico ministero Franco Bettini.

La denuncia partita da Spoleto

A far scattare l’indagine era stata la denuncia di Elisir, società con sede a Spoleto attiva nel commercio nazionale e internazionale di olio extravergine. Secondo quanto ricostruito, alla fine del 2024 l’azienda avrebbe versato circa 4,7 milioni di euro al maggiore esportatore tunisino sulla base di contratti per la fornitura di migliaia di tonnellate di olio. Forniture che, però, non sarebbero mai state consegnate.

Al centro della vicenda c’è Abdel Ben Romdhane, amministratore della società di brokeraggio internazionale Bioliva, con sede a Rades. L’uomo avrebbe pagato i fornitori locali con assegni postdatati poi risultati scoperti, per poi far perdere le proprie tracce. Successivamente si sarebbe trasferito in Spagna, dove avrebbe costituito nuove società attraverso cui reinvestire il denaro ottenuto dalle presunte operazioni fraudolente.

Un sistema che avrebbe colpito il mercato mediterraneo

Il volume dell’operazione sarebbe imponente: oltre 180 milioni di euro sottratti a imprese del Mediterraneo, diverse delle quali italiane. Le somme, secondo le accuse, sarebbero state reimpiegate nel commercio internazionale di olio, in particolare nei rapporti con la Spagna, leader mondiale del settore e capace di coprire quasi la metà del fabbisogno globale.

La vicenda avrebbe avuto ripercussioni anche sull’andamento dei prezzi all’esportazione, contribuendo a destabilizzare un comparto già esposto a forti oscillazioni di mercato.

Il nodo della giurisdizione

Il fascicolo ha seguito un iter complesso tra Perugia e Spoleto per definire la competenza territoriale. Alla fine, la procura ha ritenuto che i reati ipotizzati – truffa e autoriciclaggio – si siano consumati all’estero, tra Tunisia e Spagna, e quindi fuori dalla giurisdizione italiana. Da qui la richiesta di archiviazione, poi accolta dal gip.

Una conclusione che non convince i legali di Elisir. Gli avvocati della società umbra si preparano a chiedere la riapertura dell’istruttoria, sostenendo che i contratti rimasti disattesi sarebbero stati firmati materialmente in Italia. Un elemento che, secondo la difesa, potrebbe riportare la vicenda sotto la competenza della magistratura italiana.

La partita giudiziaria, dunque, potrebbe non essere ancora chiusa.

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