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Etichetta a semaforo in Australia: il danno d'immagine per l'olio extravergine d'oliva
L’algoritmo attribuisce un peso significativo ai grassi saturi e alla densità energetica, ma non considera pienamente il profilo lipidico complessivo né la presenza di composti bioattivi come i polifenoli
27 febbraio 2026 | 09:00 | C. S.
Il governo federale australiano ha deciso di rendere obbligatorio il sistema Health Star Rating (HSR) su tutti gli alimenti confezionati venduti nel Paese. La misura, pensata per rafforzare la trasparenza e aiutare i consumatori a compiere scelte più consapevoli, trasforma in requisito normativo uno strumento introdotto su base volontaria nel 2014.
Il meccanismo è semplice: una valutazione da mezzo a cinque stelle assegnata in base a parametri come contenuto energetico, grassi saturi, zuccheri, sodio e alcuni elementi considerati positivi, tra cui fibre e proteine. Più alto è il punteggio, maggiore è la percezione di salubrità del prodotto.
Ma proprio questa semplificazione rischia di creare controversie, in particolare per l’olio extravergine di oliva.
Un algoritmo che non convince il settore olivicolo
Secondo l’Australian Olive Association (AOA), l’HSR non riesce a cogliere adeguatamente il valore nutrizionale dell’extravergine. L’algoritmo attribuisce un peso significativo ai grassi saturi e alla densità energetica, ma non considera pienamente il profilo lipidico complessivo né la presenza di composti bioattivi come i polifenoli.
Il risultato, sostiene l’associazione, è che in diversi casi l’EVOO può ottenere un punteggio inferiore rispetto ad oli raffinati come canola o girasole, generando potenziale confusione tra i consumatori.
“Lo diciamo dal 2014: questo sistema di rating danneggia i produttori di olio extravergine di oliva ed è fuorviante per chi vuole fare scelte più sane”, ha dichiarato il direttore esecutivo dell’AOA, Michael Southan. “Il calcolatore si concentra sui grassi saturi senza tenere conto dei benefici più ampi documentati dalla ricerca scientifica”.
I benefici riconosciuti dalla scienza
L’olio extravergine di oliva è composto prevalentemente da grassi monoinsaturi, in particolare acido oleico, ed è ricco di antiossidanti naturali. Numerosi studi lo associano a effetti positivi sulla salute cardiovascolare e metabolica, soprattutto nel contesto della dieta mediterranea.
Secondo Southan, si tratta di un prodotto “completamente non raffinato, estratto meccanicamente dalla polpa dell’oliva”, che merita un riconoscimento normativo coerente con le evidenze scientifiche.
“Nel suo stato attuale, l’obbligatorietà dell’HSR rappresenterà un duro colpo per la nostra industria”, ha aggiunto.
In attesa delle nuove linee guida dietetiche
Il settore guarda ora con attenzione alla revisione delle linee guida alimentari australiane, attesa entro la fine dell’anno. Un eventuale aggiornamento che valorizzi maggiormente i grassi insaturi e gli alimenti funzionali potrebbe aprire la strada a una revisione dell’algoritmo HSR.
Nel frattempo, il comparto punta anche sull’educazione. L’Olive Wellness Institute ha promosso iniziative formative, tra cui un webinar dedicato agli effetti dell’extravergine sulla salute, con l’obiettivo di fornire strumenti informativi a media, operatori sanitari e produttori.
Una questione più ampia
La vicenda evidenzia un nodo ricorrente nei sistemi di etichettatura front-of-pack: la difficoltà di tradurre la complessità nutrizionale in un indicatore sintetico. Se da un lato le stelle facilitano il confronto immediato tra prodotti, dall’altro rischiano di penalizzare alimenti tradizionali che non si adattano facilmente a criteri standardizzati.
Per l’industria olivicola australiana la sfida è ora duplice: dialogare con i decisori politici per ottenere un adeguamento tecnico del sistema e, allo stesso tempo, rafforzare la comunicazione verso i consumatori affinché l’olio extravergine di oliva sia valutato per i suoi benefici reali e non soltanto per un punteggio in etichetta.
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