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La guerra tra Russia e Ucraina si sposta sul grano
La Russia ha consolidato il primato globale nelle esportazioni di grano, raggiungendo il 16% del totale mondiale. In questi quattro anni, l’export ucraino verso l’Unione Europea, soprattutto di grano tenero, è cresciuto del 386% rispetto al periodo pre-bellico
25 febbraio 2026 | 10:00 | C. S.
A quattro anni dall’inizio del conflitto, la guerra tra Russia e Ucraina ha ridisegnato gli equilibri del mercato mondiale del grano. È quanto emerge dal focus “Guerra e grano” del Centro Studi Divulga, che fotografa una nuova geografia degli approvvigionamenti cerealicoli e un rafforzamento dell’influenza di Mosca in Africa e Asia.
Secondo l’analisi, la Russia ha consolidato il primato globale nelle esportazioni di grano, raggiungendo il 16% del totale mondiale. Dal giorno dell’invasione, le vendite all’estero – in particolare di grano duro – sono cresciute in modo significativo in diversi Paesi: +303% in Kazakhstan, +1.758% in Arabia Saudita, +315% in Pakistan, +115% in Kenya, +732% in Brasile, +190% in Cina e +22% in Turchia.
In termini di volumi assoluti, il principale mercato di sbocco resta l’Egitto con 8,5 milioni di tonnellate, seguito dalla Turchia con 4,8 milioni e dall’Arabia Saudita con 2 milioni di tonnellate. Numeri che confermano come il Cremlino abbia rafforzato il proprio peso strategico nei Paesi fortemente dipendenti dalle importazioni cerealicole.
Diversa la dinamica nei rapporti con l’Unione Europea. Dopo un’impennata nei primi due anni di guerra, gli arrivi diretti di grano russo nel mercato europeo si sono praticamente azzerati. Tuttavia, il Centro Studi Divulga evidenzia un possibile fenomeno di triangolazione commerciale: le importazioni europee dalla Turchia sono aumentate del 601% rispetto alla media dei cinque anni precedenti il conflitto, mentre quelle dal Kazakhstan segnano un +85%. Un andamento che lascia ipotizzare un ingresso indiretto di prodotto russo attraverso Paesi terzi.
Se Mosca rafforza la propria posizione, Kiev evita invece il tracollo grazie al sostegno europeo. In questi quattro anni, l’export ucraino verso l’Unione Europea – soprattutto di grano tenero – è cresciuto del 386% rispetto al periodo pre-bellico. La media annua è passata da meno di un milione di tonnellate a oltre 4,4 milioni. Determinanti i “corridoi di solidarietà”, che hanno consentito di aggirare le difficoltà logistiche legate al blocco dei porti sul Mar Nero.
L’afflusso massiccio di cereali ucraini ha però avuto ripercussioni sul mercato interno europeo, comprimendo i prezzi e alimentando le proteste di parte del mondo agricolo. Bruxelles ha quindi riattivato i dazi commerciali al superamento dei contingenti concordati, nel tentativo di bilanciare il sostegno a Kiev con la tutela dei produttori europei.
A quattro anni dall’inizio della guerra, il grano si conferma non solo una commodity agricola, ma uno strumento di influenza geopolitica capace di ridefinire alleanze, rotte commerciali e rapporti di forza su scala globale.
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