Mondo
Industria contro olivicoltori: lo scontro in Spagna sul regolamento per l'olio di oliva
Il mondo dell'industria contro il nuovo regolamento che mira a regolare l'offerta in alcune campagne, favorendo così un mercato più stabile ed evitando forti oscillazioni dei prezzi. C'è chi preferisce uno scenario di incertezza secondo gli agricoltori di UPA
14 febbraio 2026 | 09:00 | C. S.
La norma per la commercializzazione dell'olio d'oliva è stata approvata dopo un processo congiunto di lavoro tra il settore e le amministrazioni, sia a livello nazionale che europeo. Il suo obiettivo principale è quello di stabilire meccanismi per regolare l'offerta in alcune campagne, favorendo così un mercato più stabile ed evitando forti oscillazioni dei prezzi.
Secondo UPA, questo regolamento mira al settore a “generare valore per tutti”, garantendo al consumatore un prodotto di qualità e offrendo una maggiore prevedibilità nei prezzi, qualcosa che, ricordano, non è accaduto negli ultimi anni a causa dell’elevata volatilità.
L’Unione dei piccoli agricoltori e degli allevatori (UPA) ha denunciato pubblicamente quella che considera una “vergognosa manovra” dei grandi operatori del settore per frenare la regola della commercializzazione dell’olio d’oliva approvata per la campagna 2025/2026.
Sulla Gazzetta Ufficiale Spagnola (BOE) è stato pubblicato un appello amministrativo contro questo regolamento, promosso da grandi associazioni legate alla trasformazione e alla commercializzazione del petrolio. Da UPA interpretano questa azione come un tentativo di bloccare una regola che cerca di portare stabilità ed equilibrio sul mercato.
L’organizzazione agricola afferma che l’appello giudiziario dimostra che alcuni operatori “non vogliono stabilità” e preferiscono uno scenario di incertezza che permetta loro di operare con maggiore margine nel breve termine.
UPA avverte che questa dinamica danneggia soprattutto l'anello più vulnerabile della catena alimentare: l'uliveto tradizionale. A suo avviso, alcune strategie commerciali basate sulla vendita di grandi volumi a prezzi molto bassi causano una perdita di valore del prodotto all'origine e mettono a rischio la redditività di migliaia di agricoltori.
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