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Dazi al 30% rischiano di uccidere l'export di vino italiano negli USA

Dazi al 30% rischiano di uccidere l'export di vino italiano negli USA

Complessivamente le vendite di alcolici europei negli Usa, vino incluso, generano un fatturato di 8 miliardi di euro a fronte di un import degli stessi prodotti pari a 1,3 miliardi

14 luglio 2025 | 09:00 | C. S.

L'export di vino italiano verso gli Stati Uniti vale circa 2 miliardi di euro, pari al 24% dell'export totale di vino italiano. Di conseguenza, il vino italiano è più esposto al mercato statunitense rispetto alla Francia (dove la quota Usa è al 20%) e alla Spagna (11%). A sua volta, secondo le elaborazioni dell’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv), il vino italiano rappresenta il 40% dell'export totale dell'UE verso gli Stati Uniti. Ad aprile 2025 – primo mese soggetto ai dazi - l’export di vino italiano verso gli Usa ha registrato una battuta d’arresto, con un calo del 7,5% a volume e del 9,2% a valore. 

Allargando lo sguardo all’Ue, l’export di vino europeo verso gli Usa vale quasi 5 miliardi di euro l’anno, quello proveniente da oltreoceano arriva a 318 milioni di euro. Complessivamente le vendite di alcolici europei negli Usa (vino incluso) generano un fatturato di 8 miliardi di euro a fronte di un import degli stessi prodotti pari a 1,3 miliardi.

Dal punto di vista geografico, la domanda americana di vino si concentra al Sud (4 bottiglie su 10 sono stappate qui), seguito da West (25%), Northeast (10%) e Midwest (16%). 

La gran parte dei consumi di vino negli Stati Uniti è rappresentata da prodotti domestici, che valgono il 70% dei volumi consumati. Solo 3 bottiglie di vino stappate su 10 sono d’importazione dall’estero, ma, tra queste, le etichette italiane si posizionano al primo posto con una quota di mercato pari al 37%. Seguono nella classifica dei vini esteri Australia (14%), Nuova Zelanda (12%), Cile (11%) e Francia (10%). 

Sul fronte delle tipologie dei vini tricolori, secondo Uiv gli spumanti rappresentano il 37% delle etichette consumate negli Usa, seguite dai bianchi (al 36%) e, a distanza, dai rossi (18%). 

Guardando invece ai soli sparkling, le bollicine italiane – trainate dal Prosecco – rappresentano la prima scelta (42%) dei consumatori americani, prima ancora delle bollicine domestiche (40%) e francesi (10%). Il primato si conferma anche sul fronte dei valori, dove il made in Italy guadagna il primo posto con uno share del 35%, seguito dai francesi al 32% e dagli spumanti americani al 28%. 

“È bastata una lettera per scrivere la pagina più nera dei rapporti tra due storici alleati dell'Occidente. Il 30% di dazio sul vino, se venisse confermato, sarebbe quasi un embargo per l’80% del vino italiano. A questo punto il destino nostro e di centinaia di migliaia di posti di lavoro è vincolato ai tempi supplementari, che saranno fondamentali, perché è impensabile poter collocare altrove nel breve periodo questi volumi di vino. Contestualmente, servirà senz'altro un intervento straordinario dell'Ue". Così il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi, ha commentato la lettera dell'amministrazione Trump che annuncia tariffe aggiuntive all'Unione europea del 30% a partire dal 1° agosto". 

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