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L’Ue contro la grande distribuzione organizzata

Le piccole imprese agricole sono minacciate dalla concentrazione dei supermercati che impongono prezzi insostenibilmente bassi. Una perdita di diversità dei prodotti, del patrimonio culturale e dei punti vendita al dettaglio

23 febbraio 2008 | Graziano Alderighi

Una dichiarazione sottoscritta dalla maggior parte degli europarlamentari, diventando così posizione ufficiale del Parlamento europeo, ha chiesto alla Commissione di avviare uno studio “sugli effetti che la concentrazione del settore dei supermercati nell'Ue sta avendo sulle piccole aziende, i fornitori, i lavoratori e i consumatori”.

Il Parlamento, più in particolare, sollecita di valutare “le eventuali violazioni di potere d'acquisto che possono derivare da tale concentrazione”.
Chiede inoltre di proporre “azioni adeguate, anche a livello regolamentare, per tutelare i consumatori, i lavoratori e i produttori da qualsiasi abuso di posizione dominante o dagli effetti negativi” rilevati nel corso del suo studio. Osserva infatti che il settore della distribuzione alimentare all'interno dell'UE “è sempre più dominato da un numero limitato di catene di supermercati» che «stanno rapidamente divenendo "guardiani" del mercato”, controllando “l'unico vero accesso degli agricoltori e di altri fornitori ai consumatori dell'UE”.

Il Parlamento sottolinea poi che, stando a diverse testimonianze, i grandi supermercati europei “stanno abusando del loro potere d'acquisto per mantenere a livelli insostenibilmente bassi i prezzi corrisposti ai fornitori (con sede nell'UE o meno), imponendo loro condizioni inique”. A suo parere, “tali restrizioni sui fornitori implicano effetti a catena negativi sia sulla qualità dell'occupazione sia sulla protezione ambientale”, mentre i consumatori “potrebbero dover affrontare una perdita di diversità dei prodotti, del patrimonio culturale e dei punti vendita al dettaglio”. Osservando infine che i grandi supermercati gestiscono attività che sono sempre più a carattere transnazionale, sebbene alcuni Stati membri abbiano presentato una normativa nazionale volta a limitare tale abuso, il Parlamento auspica “l'armonizzazione della legislazione UE”.

La grande distribuzione organizzata in Italia e in Europa
In Italia, tra il 1996 e il 2006, il numero di punti vendita al dettaglio è aumentato sensibilmente sia per quanto riguarda i negozi tradizionali sia per la distribuzione moderna. Per i primi questa tendenza complessiva è dovuta esclusivamente agli esercizi che vendono prodotti non alimentari (+19%) che hanno controbilanciato il declino dei negozi alimentari (-14%). Per la distribuzione moderna sono aumentati i punti vendita di entrambe le tipologie di prodotti, ma la crescita è nettamente più marcata per i non alimentari (+60% contro +34%).

Il risultato è che, in Italia, la quota di mercato della grande distribuzione organizzata (GDO) è passata, in dieci anni, dal 36 al 52%, mentre quella dei negozi tradizionali è scesa dal 53 al 35,6%. Un lieve aumento si è registrato anche per altri tipi di canali di vendita, come il porta a porta e gli ambulanti. Questo ribaltamento è ancora più evidente per quanto riguarda i generi alimentari: la quota di mercato della GDO è passata dal 50% al 69%, mentre quella dei negozi tradizionali è scesa dal 41% al 21%. Stessa tendenza, si è registrata per i beni non alimentari: la quota di mercato della GDP è infatti passata dal 20 al 35%, mentre quella dei negozi tradizionali è scesa dal 67 al 50%.

Allo stesso tempo, nel comparto alimentare europeo si è verificato un importante fenomeno di concentrazione nel settore della GDO, con il risultato che la quota di mercato dei 5 principali operatori ha raggiunto, tra il 1993 e il 2002, più del 69%. Più precisamente, nell'ambito dei super e ipermercati, i primi cinque distributori hanno una quota di mercato pari al 90% in Francia, al 76% in Germania, al 70% nel Regno Unito, al 57% in Spagna e al 55% in Italia.

A livello internazionale, sempre per quanto riguarda gli alimenti, il leader della grande distribuzione organizzata è Wal Mart, con una cifra d'affari che, nel 2005, ha superato i 250 miliardi di euro. Al secondo posto, ma molto più lontano, si trova il gruppo francese Carrefour che ha fatturato "solo" 75 miliardi di euro. Seguono poi un altro americano e un gruppo tedesco Metro (circa 56 miliardi di euro). Il primo italiano - Coop Italia - si posiziona al 49 posto, con 11,5 miliardi di euro di cifra d'affari. Per quanto riguarda il nostro Paese, al secondo posto si posiziona Conad (circa 8 miliardi di euro), seguito da Carrefour Italia, Interdis e Selex (tutti circa 7 miliardi), da Auchan/SMA (5,7 miliardi), Esselunga (5,4), Sisa e Despar (4 miliardi) e C3 (3,5 miliardi).

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