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Se il futuro dell’olivo fosse in Asia? Le nuove frontiere: Azerbaigian
Già Strabone nella sua “Geografia” parlava della presenza dell’olivo in terra azera. La sua coltivazione sta nuovamente prendendo piede, con sovvenzioni alla piantumazione da 3000 euro ad ettaro
29 novembre 2024 | 17:00 | Giosetta Ciuffa
In Paesi caucasici come l’Azerbaigian, in cui sono più diffuse le foreste di latifoglie che la macchia mediterranea, e in cui troviamo specie endemiche quali Zelkova carpinifolia nei boschi di Hirkan (l’antica Ircania, la “terra dei lupi”) o Pinus eldarica della steppa di Eldar, nella regione di Samukh, o ancora diversi alberi-relitto nei boschi di Talish, comparsi circa 70 milioni di anni fa, tra i quali Gleditsia caspica, Pterocarya fraxinifolia, Alnus subcordata, non ci aspetteremmo però di trovare una nostra vecchia conoscenza: l’olivo. Eppure Strabone nella sua “Geografia” già parlava della presenza di olive in terra azera, come anche di olivi sulle rive del fiume Kurai. La sua coltivazione sta nuovamente prendendo piede - anche grazie alla rinnovata attenzione da parte del Governo - al punto che a fine ottobre 2022 il Coi ha approvato l’adesione della Repubblica dell’Azerbaigian, già osservatore e, da aprile scorso, Stato membro.
Il territorio dell’Azerbaigian si trova principalmente nella zona climatica subtropicale, le condizioni pedoclimatiche consentono pertanto la coltivazione di molte varietà di piante. Ma, sebbene la pratica dell’olivicoltura esista in Azerbaigian fin dall’antichità e il Paese si sia retto sull’agricoltura per secoli, solo ultimamente le colture industriali hanno iniziato a svilupparsi. In generale, l’olivo può essere coltivato in vaste aree del Paese a partire dalle coste del Mar Caspio (-28 m) fino a 350 m. Secondo i dati dell’EAIS e della SSK, nel 2023-2024 la superficie totale degli oliveti era di 3.283 ettari e la produttività di 9 t/ha. Inoltre, in Azerbaigian ci sono aree con condizioni climatiche specifiche, e le varietà di olive coltivate in queste aree possono essere soggette alla certificazione Dop e Igp (già 5 i presidi Slow Food: il bufalo del Caucaso, il miele delle montagne del Caucaso, la nocciola Ata-Baba, la rosa canina selvatica del Caucaso e l’uva Madrasa).
Gobustan e penisola di Absheron le aree più coltivate dell’Azerbaigian: il primo è conosciuto in Italia, con un certo afflato di orgoglio, anche perché è il luogo più orientale nel quale è stata rinvenuta un’iscrizione a firma di un militare romano della XII Legio Fulminata, che si è spinta fino a queste latitudini durante l’impero di Domiziano. È invece nella penisola di Abşeron - “acqua salata” - nella quale inoltre si trova la capitale Baku, che l’olivicoltura sta radicando meglio: qui sono stati rinvenuti frammenti di olivo fossilizzati e a Zira, nel quartiere Khazar di Baku, nel novembre 2022 il presidente Ilham Aliyev ha inaugurato l’Absheron Olive Garden. 700 ettari per produrre olio d’oliva e olive da tavola con l’obiettivo di creare un olio made in Azerbaijan nel Paese finora conosciuto per l’olio minerale, ossia il petrolio. Alcune delle cultivar autoctone azerbaigiane sono, appunto, Azerbaijan e Baku, Bosovna, Gara (“nera”, per il colore), Shirin (“dolce”, per il basso contenuto di glicosidi amari) ma nell’impianto di AOG, su terreni rocciosi e desertici, sono stati piantati olivi provenienti da Portogallo, Grecia, Spagna e Turchia: tra le varietà importate, Arbequina, Arbosana, Imperial, Gemlik, Manzanillo, Blanqueta, Koroneiki, mentre il frantoio è tutto italiano.
Una panoramica del Paese ci viene dai dati generali, forniti a Teatro Naturale dal ministero dell’Agricoltura azero.
Nel 2023, la produzione nominale di prodotti alimentari in Azerbaigian è stata di 4,5 miliardi di manat, quella di bevande di 692,4 milioni di manat e quella di prodotti del tabacco di 947,2 milioni di manat (1 manat = 0,55 euro). Nel 2023 sono state consumate 1,5 milioni di tonnellate di frutta di cui il 14,5%, pari a 211.500 tonnellate, è stato destinato all’industria alimentare. L’Azerbaigian sempre nel 2023 ha prodotto 5.691 tonnellate di olive, senza import/export di olive fresche o congelate; la produzione di olio d’oliva è stata di 1.164,8 tonnellate. Le importazioni di olio d’oliva sono state pari a 1.747,4 tonnellate e le esportazioni sono state 710,5 tonnellate. Le importazioni di olive in scatola sono state di 1.915,3 tonnellate e le esportazioni di 6,2 tonnellate. Il volume di produzione di olive in Azerbaigian è relativamente piccolo rispetto alla produzione agricola complessiva. Nel 2023 ha raggiunto 5.691 tonnellate ma negli ultimi anni si è registrata una crescita significativa: lo scorso anno è stata 1,8 volte superiore a quella del 2022 e 3,8 volte superiore a quella del 2021.
Nonostante l’aumentata produzione, l’Azerbaigian ha dovuto comunque importare ma, volendo essere presenti sui mercati esteri e soddisfare la domanda di olio d’oliva e olive da tavola, si prevede di aumentare la superficie coltivata a 12.000 ettari nell’ambito dei programmi di sostegno statale. Ad esempio, una decisione del Consiglio per le Sovvenzioni Agrarie (2025) dal 1° settembre al 31 dicembre 2024 viene concesso un sussidio una tantum di 5.600 AZN (oltre tremila euro) per ogni ettaro di oliveto, con una superficie di almeno 15 ettari. Nel 2023 le esportazioni di olio d’oliva dell’Azerbaigian ammontano a 710 tonnellate, con un aumento di 5,7 volte rispetto al 2022. Dati i significativi programmi di sostegno statale in atto per lo sviluppo dell’olivicoltura, la creazione di nuovi impianti di trasformazione sarà quindi essenziale. Il trasferimento di moderne tecnologie di lavorazione è, insieme alla gestione della carenza idrica, un tema molto sentito perché è ciò che consentirà di ridurre il costo del prodotto e di competere sui mercati mondiali secondo le aspirazioni nazionali, vista la domanda crescente di olio extravergine da parte di nuovi Paesi recentemente convertitisi all’olio evo.
Per ora, relativamente a casa nostra, guardando agli indicatori statistici si può notare che in Azerbaigian esiste una domanda di oli d’oliva italiani.
L’Italia è il secondo fornitore di olio, dopo la Turchia: nel 2023 sono state importate dall’Italia 78 tonnellate di olio d’oliva. Le importazioni totali di olio d’oliva dell’Azerbaigian, compreso l’olio extravergine, sono però diminuite da 400 tonnellate nel 2022 a 233 tonnellate nel 2023, numeri che vanno letti alla luce dell’aumento della produzione locale. L’attuale sostegno statale alla produzione di olive dovrebbe avere un impatto positivo sullo sviluppo dell’olivicoltura, compreso il consumo e l’esportazione di olio extra vergine di oliva. Non ci resta che augurare all’Azerbaigian di fare passi in avanti nella produzione di olio extra vergine e di assaggiarlo presto!
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