Mondo
Carbon farming: l’agricoltura penalizzata dall’Unione europea
Nell’ultimo anno le quotazioni dei carbon credit sul mercato europeo sono scesi del 30% e l’Unione europea ora decide di aprire al carbon farming per l’agricoltura, ma tra quattro anni. Il progetto di certificazione volontaria pone vincoli al comparto primario
21 febbraio 2024 | T N
Le quotazioni dei carbon credit (ovvero i crediti di carbonio) che le aziende possono acquistare per compensare le proprie emissioni, sono in discesa sul mercato europeo da oltre un anno, con la quotazione media sotto i 60 euro a tonnellata, in calo del 30% nell’ultimo anno.
Il mercato dei crediti di carbonio è certamente promettente, con un fatturato previsto in crescita, di qui al 2030 dal 15 al 30% a seconda degli analisti ma con prezzi unitari che probabilmente si tenderanno ad allinearsi su base planetaria. Attualmente, infatti, la differenza prezzo tra i vari mercati è sostanziale, variando ai 10 dollari in Cina fino agli oltre 60 euro/tonnellata in Nuova Zelanda.

Non esiste infatti una legislazione omogenea sui crediti di carbonio e allora anche la loro scambiabilità è limitata nei vari scenari e mercati.
Carbon farming: l’agricoltura penalizzata dall’Unione europea
L’Europa sta cercando ormai da tempo di regolamentare meglio il settore e ora pare che Consiglio e Parlamento abbiano raggiunto un accordo politico su come armonizzare il carbon farming, ovvero la generazione di crediti di carbonio in campo agricolo.
Innanzitutto, ed è una buona notizia, vi è l’accordo su cosa si intenda per carbon faming: il ripristino delle foreste e dei suoli e la prevenzione delle emissioni nel suolo, la riumidificazione delle torbiere, l’uso più efficiente dei fertilizzanti e altre pratiche agricole innovative.
Quindi rispetto allo stato attuale, in cui il carbon farming era per lo più legato a progetti di rinaturalizzazione e rimboschimento, si apre a modelli anche prettamente agricoli che prevedano pratiche innovative di stoccaggio della CO2.
Il carbon farming non sarà in un quadro obbligatorio ma di certificazione volontaria, ma con metodi di certificazione su misura per i diversi tipi di attività di rimozione del carbonio.
L’intesa politica prevede l’istituzione entro quattro anni dall’entrata in vigore del regolamento di un registro di trasparenza sulle rimozioni certificate di carbonio.
Qualsiasi schema certificativo emergerà, quindi, avrà un tempo piuttosto lungo per la sua applicazione pratica e quindi anche per l’effettiva monetizzazione dei benefici.
Resta poi un punto oscuro, non ben chiarito nel comunicato dell’Europarlamento, circa proprio il carbon farming. Sembra infatti che per l’agricoltura non sia sufficiente implementare forme di stoccaggio della CO2 ma che le tecniche adottate debbano generare almeno un co-beneficio per la biodiversità. Ogni attività di carbon farming, quindi, deve essere vista in una più ampia chiave ambientale e deve migliorare la salute del suolo e prevenirne il degrado. Criteri molto più stringenti rispetto ai requisiti industriali di carbon farming che non avranno simili vincoli.
Potrebbero interessarti
Mondo
Export di olio d’oliva spagnolo in forte crescita nel 2025
Le esportazioni complessive di olio d’oliva e di olio di sansa hanno raggiunto 592.000 tonnellate, segnando un aumento del 23% rispetto al 2024. Oltre agli Stati Uniti bene i mercati di Regno Unito, Cina e Canada
13 marzo 2026 | 09:00
Mondo
Gennaio e febbraio in affanno per il Portogallo dell'olio di oliva
Temperature elevate durante la fase di fioritura e allegagione, precipitazioni irregolari ed episodi di vento hanno infatti compromesso la fruttificazione nelle principali aree olivicole del Paese, limitando i rendimenti
12 marzo 2026 | 12:00
Mondo
Vino Nobile di Montepulciano: l’Europa del nord primo mercato
Per quanto riguarda l’export lo scorso anno ha rappresentato il 64,5% del mercato di sbocco del Vino Nobile di Montepulciano, mentre il restante 35,5% viene commercializzato in Italia
12 marzo 2026 | 11:00
Mondo
Le importazioni di olio d’oliva negli Stati Uniti crescono, ma i dazi iniziano a frenare il mercato
Spagna, Italia, Tunisia e Turchia continuano a essere i principali fornitori di olio d’oliva per gli Stati Uniti. Complessivamente, questi quattro paesi rappresentano l’88,6% del totale delle importazioni
11 marzo 2026 | 13:00
Mondo
L’UE lancia TraceMap: l’intelligenza artificiale per scoprire frodi alimentari e prodotti contaminati
Il nuovo strumento digitale punta a innovare il modo in cui vengono individuati e gestiti i rischi lungo la filiera agroalimentare. Attraverso sistemi avanzati di analisi dei dati, TraceMap consentirà alle autorità nazionali di accedere più rapidamente alle informazioni critiche
11 marzo 2026 | 10:00
Mondo
A Jaén formazione tecnica per affrontare le sfide dell’olivicoltura tra cambiamento climatico e nuove norme
Uno dei principali blocchi tecnici del programma è stato dedicato alla gestione dell’irrigazione e alla nutrizione intelligente dell’olivo. Le sessioni hanno analizzato strategie per ottimizzare l’uso dell’acqua e migliorare la fertilizzazione di precisione in un contesto di crescente scarsità idrica
10 marzo 2026 | 12:00