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Anche l'olio extra vergine di oliva è contaminato: l'accusa dalla Germania
La rivista dei consumatori tedesca Oekotest ha esminato gli oli presenti sugli scaffali dei supermercati tedeschi senza concentrarsi sulla qualità merceologica, quanto piuttosto sui contaminanti. Bocciati i marchi italiani
29 aprile 2022 | T N
La rivista Oekotest tedesca, noto magazine dei consumatori che effettua prove comparative, ha messo nel mirino un'altra volta l'olio extra vergine di oliva venduto in Germania.
Il test è piuttosto ristretto, visto che sono stati esaminati solo 20 campioni.
La novità della prova è che la rivista non si è concentrata solo sulla qualità merceologica, verificando le classiche analisi chimiche e quelle organolettiche ma piuttosto sui contaminanti.
Ad aver creato scandalo in Germania non è quindi il fatto che alcuni oli non hanno superato il test organolettico quanto che quasi tutti, con un'unica eccezione, sono stati bocciati per la presenza di contaminanti, misurati tramite la presenza di oli minerali, MOSH e MOAH.
Le ultime due sigle non sono notissime, se non agli addetti ai lavori, e quindi vanno spiegate.
I Moh (Mineral Oil Hydrocarbons) sono gli idrocarburi di origine minerale derivati da petrolio greggio, sintetizzati da carbone, gas naturale e biomasse che possono potenzialmente contaminare il cibo in fase di produzione alimentare. I Moh sono suddivisi in due sottocategorie principali:
- Mosh (Mineral Oil Saturated Hydrocarbons): sono idrocarburi saturi di oli minerali. Tendono ad accumularsi con effetti tossici sugli organi, in particolare fegato e linfonodi.
- Moah (Mineral Oil Aromatic Hydrocarbons): sono idrocarburi aromatici di oli minerali. Sono ritenuti più tossici rispetto ai Mosh e sono sospettati di essere cancerogeni.
Le possibili fonti di contaminazione sono perdite di oli lubrificanti, benzine, bitume o detriti di gomma provenienti dalle macchine agricole in fase di raccolta e contaminazione di processo derivante da lubrificanti industriali di processo usati nelle applicazioni soggette a contatto diretto o incidentale e coadiuvanti tecnologici come i lubrificanti e gli agenti di distacco duranti i processi di cottura e di confezionamento. Infine possibile la contaminazione da trasferimento: proveniente dal contatto degli alimenti con imballi, adesivi o inchiostri.
Il problema è che non esiste ancora uno standard analitico ufficiale per determinare la presenza di questi contaminanti ma in alcune nazioni la semplice presenza di questi composti è ben poco tollerata, se non legalmente, certo a livello commerciale.
Alcuni oli d’oliva testati contenevano tracce di plastificanti e del fitofarmaco deltametrina.
Desta allora scandalo che 19 oli su 20 siano stati bocciati per la presenza di tali contaminanti.
Il peggiore della classifica è il marchio italiano Bertolli, di proprietà della multinazionale anglo-iberica Deoleo. Male anche De Cecco e Farchioni, secondo le analisi del test tedesco.
Al di là dei risultati di merito dei singoli marchi, da notare che Oekotest, con questa prova comparativa, ha di fatto messo in discussione la stessa salubrità dell'olio extra vergine di oliva, perchè troppi campioni risultano contaminati. L'immagine dell'extra vergine è basata grandemente sulla sua naturalità e salubrità: metterla in discussione può cambiare le propensioni di acquisto di un mercato da sempre molto promettente. Tanto più che tra i bocciati vi sono anche oli biologici!
Si tratta di un altro brutto colpo, unito a quello del Nutriscore, che può creare incertezza e avere impatti di mercato significativi.
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