Mondo

L'export italiano agroalimentare oggi nel mondo: più a occidente che ad oriente

L'export italiano agroalimentare oggi nel mondo: più a occidente che ad oriente

Salumi, ortofrutta e pasta i prodotti che nel 2021 evidenziano l’incremento maggiore rispetto al periodo pre-pandemico. Un focus su Regno Unito e Australia

04 marzo 2022 | T N

Secondo una recente ricerca Nomisma l'export agroalimentare italiano, che ha sfondato i 50 miliardi di euro, è certamente più concetrato ad occidente che ad oriente.

Il 74% del nostro export di cibi e vini si concentra in Europa (Russia esclusa), col 58% totale, nel nord America (Usa e Canada) al 13% e nel Medio Oriente al 3%. A questi andrebbero poi aggiunti l'1% dell'Australia e il 2% del sud America.

Salumi, ortofrutta e pasta i prodotti del Made in Italy che nel 2021 evidenziano l’incremento maggiore rispetto al periodo pre-pandemico, mentre sul versante dei mercati svettano Corea del Sud e Cina con dinamiche di crescita superiori al 40%, seguite da Usa e Canada con +20%.

Anche il Regno Unito post-Brexit non riduce gli acquisti dall’Italia, pur in un contesto di generale diminuzione delle importazioni agroalimentari del paese.

Tra i principali mercati di sbocco dell’agroalimentare italiano, Stati Uniti e Canada fanno registrare un aumento a valori del 20% rispetto alla situazione pre-pandemica (2019), in Germania il nostro export cresce del 15%, mentre le variazioni più alte si toccano in Corea del Sud (+60%) e Cina (+46%), sebbene in quest’ultimo paese la nostra quota di mercato continui a rimanere marginale (meno del 2% sul valore delle importazioni agroalimentari totali del paese asiatico).

Il sesto Forum Agrifood Monitor realizzato da Nomisma in collaborazione con Crif che si è tenuto oggi dalla sede di Bologna in versione digitale ha evidenziato gli effetti che il Covid ha generato sulle vendite oltre frontiera del food&beverage Made in Italy e sul posizionamento competitivo dei nostri prodotti nei diversi mercati mondiali.

E proprio il Regno Unito, assieme ad un altro mercato completamente agli antipodi come l’Australia, hanno rappresentato il focus di approfondimento del Forum: se per UK la scelta di una disamina più dettagliata è derivata dai possibili impatti post Brexit, per l’Australia ci si è posti l’obiettivo di capire le potenzialità per i prodotti agroalimentari italiani in vista di un futuro accordo di libero scambio attualmente in fase di negoziato. Da qui la realizzazione di una doppia survey che ha coinvolto 2.000 consumatori.

Dalle indagini è emerso innanzitutto come il food&beverage italiano goda di un ottimo appeal: sia per il consumatore australiano che, soprattutto, per quello inglese, quelli italiani sono i prodotti alimentari esteri più apprezzati grazie in particolare al loro gusto e alla loro ottima qualità (lo indica il 35% in UK e il 23% in Australia). Tale percezione è da ricondurre anche alle eccellenze del nostro alimentare che vengono esportate in tali Paesi e che son ben note ai consumatori: in UK a farla da padrone in termini di notorietà è il Prosecco seguito dal Parmigiano Reggiano e dal Prosciutto di Parma. In Australia invece il primato spetta al Parmigiano Reggiano seguito a breve distanza dal Prosecco e dal Chianti.

In entrambi i Paesi, l’e-commerce per il food&beverage è molto diffuso: il 34% usa spesso internet per acquistare prodotti alimentari e bevande, quota che sale al 45% tra gli inglesi. Si ricorre al web anche per acquisire informazioni sui prodotti da consumare (caratteristiche, storia del produttore, luoghi di produzione): a farlo è il 40% dei consumatori di entrambi i mercati.

Oltre che ad essere digital addicted, i consumatori di questi due importanti mercati sono particolarmente sensibili ai temi legati alla sostenibilità, un fenomeno in crescita negli ultimi anni. Da quando è scoppiata la pandemia, per ben 6 consumatori 10 è diventato importante che i prodotti alimentari che si mettono nel carrello abbiano una confezione sostenibile oppure siano stati prodotti nel rispetto dell’ambiente o secondo standard etici (es. attenzione al diritto dei lavoratori).

Potrebbero interessarti

Mondo

Parlamento Ue, il Piano anticancro ridimensiona la stretta sull’alcol

La Commissione Salute dell’Eurocamera approva una formulazione più equilibrata dell’European Beating Cancer Plan: accantonata l’impostazione del “no safe level” e nessun avvertimento sanitario equiparabile a quello delle sigarette. Ora il testo dovrà passare al voto della plenaria

08 ottobre 2026 | 12:00

Mondo

L'Andalusia investe 382 mila euro per le sue DOP e IGP dell'olio di oliva

La Junta de Andalucía apre il bando 2026 per finanziare la gestione, la tutela e la promozione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche. Tra i beneficiari entrano anche le associazioni che rappresentano almeno il 60% dei Consigli regolatori

08 ottobre 2026 | 09:00

Mondo

Dalla raccolta alla produzione dell'olio d'oliva: ecco cosa stabilisce la normativa in Europa e nei vari Paesi

Non esiste una disciplina uniforme che imponga in modo generalizzato un limite massimo di tempo dalla raccolta alla frangitura. Eppure il rispetto dei tempi di lavorazione è uno degli elementi determinanti per ottenere un olio extravergine di oliva di qualità

07 ottobre 2026 | 11:00

Mondo

Sicurezza alimentare, primo via libera Ue all’Omnibus X: novità su pesticidi, fitofarmaci e biocidi

Gli ambasciatori dei 27 Stati membri hanno approvato il mandato negoziale sulle ultime parti del pacchetto di semplificazione. Tra le misure, livelli di residui più restrittivi per le sostanze particolarmente pericolose e nuovi periodi di approvazione per fitofarmaci e biocidi

06 ottobre 2026 | 12:00

Mondo

Stime di produzione di olio di oliva in Spagna positive, le associazioni chiedono l'attivazione della clausola di salvaguardia

Con la produzione in Andalusia da 1,26 milioni di tonnellate e le scorte di riporto, torna sul tavolo l’ipotesi di applicare per la prima volta il meccanismo di autoregolazione previsto dall’articolo 167 bis del regolamento Ue 1308/2013

05 ottobre 2026 | 11:00

Mondo

Meglio non portare a casa piante e semi dai viaggi

EFSA e Commissione europea richiamano l’attenzione sui rischi legati alla diffusione di organismi nocivi attraverso commercio, viaggi e movimentazione di piante e prodotti vegetali. Anche semplici comportamenti individuali possono contribuire a proteggere agricoltura, biodiversità ed economia

03 ottobre 2026 | 10:00