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Il comparto vitivinicolo mondiale deve diventare più sostenibile per salvarsi
Occorre puntare sugli agroecosistemi maturi. L’efficiente catena di valore del settore vitivinicolo, la grande segmentazione dei prezzi e il forte legame con il territorio e con le origini sono indubbiamente elementi vantaggiosi per la filiera
10 luglio 2020 | C. S.
Il Direttore generale dell'Organizzazione internazionale della vita e del vino (OIV), Pau Roca, ha partecipato alla conferenza “Wine Vision 2040” organizzata dal Centro di ricerca enologica dell’UBC, durante la quale i leader del settore vitivinicolo hanno presentato i loro punti di vista sul futuro dell’industria del vino.
L’evento, moderato da Jacques-Olivier Pesme, direttore del Centro di ricerca enologica dell’UBC, ha visto inoltre la partecipazione di Laura Catena (amministratrice delegata di Bodega Catena Zapata e fondatrice e membro del consiglio di Catena Institute of Wine), Linda Reiff (presidente e amministratrice delegata della Napa Valley Vintners Association) e Pierre-Louis Teissedre (professore presso l’Istituto di scienze della vigna e del vino (ISVV) dell’Università di Bordeaux ed esperto dell’OIV).
Il Direttore generale dell’OIV ha insistito sul fatto che esiste solo un pianeta vinicolo (One Wine Planet), da cui il titolo del suo intervento, e ha spiegato il come e il perché dobbiamo curarlo nel migliore dei modi. Volendo riassumere l’intervento di Roca in pochi semplici concetti, questi sarebbero: anticipazione, evoluzione, conservazione e resilienza.
La situazione attuale è un interessante punto di svolta per ricominciare, dato che “ogni crisi è parte di un’evoluzione e noi dobbiamo osservare come evolvono gli altri sistemi”, ha affermato il direttore generale. Il cambiamento climatico sarà senza dubbio una sfida ancora più grande. A suo avviso, da adesso in poi “la priorità assoluta deve essere mantenere in vita questo pianeta”. In termini biologici, ciò può avvenire prestando attenzione al funzionamento degli ecosistemi maturi, nei quali lo spreco di energia è minimo nonostante la loro complessità. Questa idea fondante, recentemente sviluppata dal direttore generale dell’OIV, mette in discussione il modo in cui l’economia ricreerà i propri modelli. Per elaborare modelli futuri, dobbiamo osservarne altri e vedere come i “principali ecosistemi, pur nella loro complessità e diversità, sono energeticamente efficienti”.
Pau Roca è certo che “l’economia futura non misurerà la prestazione umana in termini di crescita, ma di conservazione della natura”. Il settore vitivinicolo è consapevole del problema del cambiamento climatico ed è pioniere nell’adozione di comportamenti confacenti. L’attento monitoraggio delle colture e l’impiego di registri storici confermano questo rapporto di vecchia data.
Infine, Roca ha concluso menzionando due delle principali risorse del settore. Innanzitutto, l’efficiente catena di valore propria del settore vitivinicolo: la grande segmentazione dei prezzi e il forte legame con il territorio e con le origini sono indubbiamente elementi vantaggiosi per la filiera. In secondo luogo, la molteplicità degli attori, “dato che diversità e complessità sono elementi primari per la performance complessiva e la resilienza”, ha riassunto il DG.
In conclusione, Pau Roca sostiene che l’economia del vino potrebbe essere un “paradigma di sostenibilità” e possiede molti degli elementi per avere successo in un’economia futura.
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