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Arbequina e Arbosana dominano l'olivicoltura cilena

Il Cile ormai produce stabilmente circa 20 mila tonnellate all'anno e ne consuma meno della metà sul mercato interno. Brasile, soprattutto, Stati Unitri e Cina sono i Paesi di sbocco principale per l'extra vergine cileno

16 giugno 2020 | C. S.

Il futuro dell'olivicoltura cilena è a un bivio tra una maggiore espansione, mediante la ricerca di terreni irrigui adatti all'olivicoltura, o il consolidamento dello status quo esistente.

Attualmente in Cile, secondo il rapporto dell'associazione ChileOliva, ci sono 25 mila ettari impiantati, in prevalenza della varietà Arbequina (57% della superficie complessiva), Arbosana (20%) e Frantoio e Leccino (10%).

Il Cile produce annualmente circa 20 mila tonnellate d'olio. Dal 2010 al 2019, la produzione cilena è aumentata del 121%, raggiungendo le 18.500 tonnellate di olio d'oliva dell'anno scorso (-16% rispetto al 2018).

Delle 8.884 tonnellate di olio d'oliva consumate in Cile, il 79% è di origine nazionale, mentre il restante 21% è importato. Per quanto riguarda le esportazioni, il rapporto precisa che sono state scambiate all'estero 11.474 tonnellate, il 23% in meno rispetto alle 14.878 tonnellate esportate nel corso del 2018.

Il Cile ha importato un volume totale di 1.858 tonnellate di olio d'oliva, il 26% in meno rispetto al 2018, principalmente dal Portogallo (838 t.), seguito da Spagna (302 t.), Perù (299 t.) e Argentina (268 t.).

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