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L'agricoltura biologica è un freno alla crisi climatica

L’agricoltura convenzionale non riesce più a essere un tassello della gestione sostenibile del nostro Pianeta. In biologico si utilizza in media il 45% di energia in meno e si produce il 40% in meno di gas serra, assorbendo almeno mezza tonnellata di carbonio per ettaro all’anno

05 giugno 2019 | C. S.

Se in Europa il 20% delle superfici fosse coltivato a bio, il risparmio di CO2 supererebbe le attuali emissioni annuali di un paese come l’Austria. Nella Giornata Mondiale dell’Ambiente, le Nazioni Unite ricordano che circa il 24% di tutti i gas serra emessi al mondo provengono dall’agricoltura, dalla silvicoltura e da altri usi del suolo. L’utilizzo di tecniche intensive tipiche della gestione convenzionale dell’agricoltura hanno fatto sì che i campi e i pascoli abbiano perso tra il 25 e il 75% del carbonio che contenevano.

L’agricoltura bio può essere un concreto argine al peggioramento della crisi climatica. I terreni gestiti con metodo biologico, che utilizzano in media il 45% di energia in meno e producono il 40% in meno di gas serra, possono assorbire almeno mezza tonnellata di carbonio per ettaro all’anno (fonte WMO – World Meteorological Organization).

A ricordarlo NaturaSì, la maggior azienda del biologico italiano. “Il biologico fa bene alla terra, e noi per primi sappiamo quanto il settore agricolo possa essere ago della bilancia per la riduzione dell’inquinamento”, afferma Fabio Brescacin, presidente di EcorNaturaSì. “Nell’azienda biodinamica Di Vaira, la più grande realtà agricola del Molise, i nostri ricercatori hanno misurato tassi di assorbimento della CO2 di addirittura oltre 3 tonnellate per ettaro anno. Qui, come in altre aziende biologiche e biodinamiche italiane, si è passati da un tasso di sostanza organica nel terreno, quindi di carbonio sotto forma di humus, dell’1% a oltre il 2% in 10 anni di lavoro, un risultato che deriva da pratiche di concimazione biologica del suolo quali il compostaggio, il sovescio e dal mancato uso di sostanze chimiche di sintesi, pesticidi in primis”.

Secondo i calcoli del WMO – World Meteorological Organization basterebbe convertire al bio il 20% dei campi europei per ridurre le emissioni di gas serra di 92 milioni di tonnellate di CO2. Un risparmio sull’inquinamento maggiore addirittura delle emissioni complessive di uno Stato come l’Austria, che produce 76 milioni di tonnellate all’anno, e di poco inferiore a quelle della Grecia (101 milioni).

Ma quello che emerge con chiarezza è che l’agricoltura convenzionale non riesce più a essere un tassello della gestione sostenibile del nostro Pianeta. Nel nostro Paese, secondo l’Ispra, è la sesta causa di inquinamento atmosferico. A essere particolarmente dannosi, i metodi di allevamento industriali, che producono grandi quantità di metano e ammoniaca.

I vantaggi dell’agricoltura biologica riguardano anche la riduzione di domanda di energia, visto che la produzione bio necessita in media del 30% in meno di energia per unità di prodotto, grazie all’impiego di mezzi e tecniche a basso impatto combinate con l’uso di fertilizzazione organica.

Ma non sono solo le pratiche agricole biologiche a salvaguardare l’ambiente. NaturaSì nell’ultimo anno ha lanciato assieme a Legambiente l’iniziativa sui sacchetti riutilizzabili per l’ortofrutta: sacchetti che contribuiscono a una riduzione dell’usa e getta. Dal marzo scorso si è impegnata nel progetto Plastic Free sulla progressiva eliminazione della plastica nella vendita di acqua: per i primi 100 punti vendita comporterà il risparmio di 190 tonnellate di CO2. E ancora, sacchetti riutilizzabili per i cereali e il pane. Ed è stato aperto a Genova il primo negozio a emissioni quasi zero Certificato Casa Clima Work & Life. Per promuovere azioni concrete a difesa dell’ambiente, della Terra e per la salvaguardia delle specie marine.

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