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Il mercato dell'olio d'oliva in Brasile dominato dal Portogallo
Ampi margini di crescita, in una nazione che importa quasi 80 mila tonnellate di oli d'oliva, per l'Italia che rappresenta solo il 6% dei volumi. La crisi economica in Sud America non ferma l'aumento dei consumi del re dei grassi
06 novembre 2018 | T N
Il Brasile vive da tempo ormai una crisi economica piuttosto profonda ma l'amore per un prodotto ricco, come l'olio d'oliva, i cui consumi continuano a crescere, con solo una battuta d'arresto nel 2012/13.
Con la campagna olearia 2017/2018 infatti il Brasile ha segnato il proprio record, superando anche le 73 mila tonnellate della stagione 2013/14.
Nella scorsa campagna olearia le importazioni brasiliane di olio d'oliva e di olio di sansa d'oliva sono aumentate del 28%, raggiungendo 76.816,6 tonnellate rispetto alla campagna precedente e superando i volumi medi delle ultime quattro campagne, secondo i dati Coi.
Per quanto riguarda la provenienza delle importazioni, l'82% del totale proviene da Paesi europei: 59% dal Portogallo, 16% dalla Spagna, 6% dall'Italia e 1% dalla Grecia. Il restante 18% proviene da Argentina (10%), Cile (7%) e altri paesi (1%).
Negli ultimi anni il Portogallo, principale esportatore verso il Brasile, non solo mantiene la sua posizione di leader in questo mercato, sia in valore assoluto che relativo, ma rafforza anche la sua quota di mercato rispetto alla campagna precedente. Le importazioni sono infatti aumentate del 5%.
I balzi più evidenti nell'export sono stati del Cile e dell'Argentina che complessivamente hanno visto incrementare i loro volumi di vendita di circa 5000 tonnellate.
Al momento l'Italia esporta in Brasile circa 4000 tonnellate di olio d'oliva, con un aumento del 10% nel 2017/2018 rispetto all'annata precedente.
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