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Barilla dà un taglio al grano canadese

A malincuore, come affermato da Emilio Ferrari, direttore acquisti Barilla: "al momento Barilla non ha firmato nessun contratto per l’importazione del grano dal Canada". La decisione presa sull'onda dell'opinione pubblica

16 aprile 2018 | T N

Barilla, leader nella produzione della pasta nel mondo, taglia del 35% le importazioni di grano duro dal Canada. Lo ha comunicato il direttore degli acquisti di Barilla, Emilio Ferrari, che ha partecipato a Toronto al Canadian Global Crops Symposium. Il motivo di questa decisione starebbe nelle crescenti preoccupazioni dei consumatori italiani per la presenza di tracce di glifosato nella materia prima proveniente da oltreoceano.

E così, spiega Ferrari al giornale Ipolitics, “al momento Barilla non ha firmato nessun contratto per l’importazione del grano dal Canada”, specificando che sebbene “sia una sorta di suicidio dire che la pasta è avvelenata dal glifosato, questo è l’approccio che abbiamo ora. È molto difficile cambiare l’opinione pubblica”, anche se le sue convinzioni non sono basate sulla scienza.

Il sospetto, per i vertici di Barilla è che i produttori italiani abbiano cavalcato la notizia della contaminazione da glifosato per bloccare le importazioni di grano dall’estero e favorire la produzione nazionale che però non è sufficiente a coprire le esigenze di produzione.

Il primo a salutare con favore la decisione di Barilla è Il Test Salvagente che commenta: "si tratta di una delle maggiori vittorie degli ultimi anni. Costringere l’industria pastaria italiana ad approvvigionarsi di grano pulito, anche in assenza di obblighi di legge, è senza dubbio un risultato che potremmo definire storico."

Fu proprio Il Test Salvagente, che dimostrò la presenza di residui nell’alimento principe del made in Italy (e in molti dei marchi leader), nessuno sembrava interessato a controllare.

Sull'onda della pressione il Canada fu costretto ad ammettere la prassi di utilizzare il glifosato in pre raccolta, così rischiando seriamente di inquinare il prodotto.

Tanto che Il Test Salvagente conclude: "A poco serve dire che si tratta di una speculazione degli agricoltori, caro Ferrari. I consumatori italiani non sono marionette e scelgono spesso su dati di fatto tutt’altro che ascientifici."

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