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Un brutto colpo per l'olio di oliva in India

Sostanziale aumento dei dazi per gli oli vegetali che più che raddoppiano per l'extra vergine e crescono enormemente per l'olio d'oliva. Cresce la voglia di protezionismo a livello globale, colpendo anche il mondo agroalimentare

13 febbraio 2018 | T N

L'India ha deciso di dare una svolta autarchica al settore agroalimentare, rendendo meno convenienti le importazioni dall'estero, così spingendo la produzione nazionale.

Ha cominciato dal settore dove si sente più forte, quello degli oli vegetali.

L'India infatti importa sostanzialmente solo olio di semi di cotone e olio di oliva.

Saranno questi due, dunque, i prodotti maggiormente colpiti dagli aumenti dei dazi decisi dal governo indiano.

Per gli oli non raffinati, come è l'extra vergine di oliva, il dazio passerà dall'attuale 12,5% al 30%, più che raddoppiando.

Anche per l'olio di oliva, e per tutti gli altri oli vegetali raffinati, l'aumento è considerevole, passando dal 20% al 35%.

Ricordiamo che, fino a pochi anni fa, il dazio era fermo al 7,5%.

Il provvedimento colpisce soprattutto gli altri oli vegetali, olio di semi di cotone in primis, mentre gli oli di oliva rappresentano una nicchia. Su 14-15 milioni di tonnellate di oli vegetali importati dall'India, la quota dell'olio di oliva è di circa 12-15 mila tonnellate.

Con questo provvedimento il governo punta comunque a proteggere anche la nascente industria dell'olio di oliva del Rajasthan.

 

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