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L'olio di oliva californiano è insufficiente e allora si guarda al Sud America

Cade il mito dell'autosufficienza olearia californiana. La principale industria olearia americana, il California Olive Ranch, guarda a Cile, Argentina e Perù per soddisfare le esigenze degli chef statunitensi

29 agosto 2017 | T N

La principale industria olearia interamente statunitense, il California Olive Ranch, che ha recentemente acquistato il brand Lucini, punta tutto su un blend di oli americani per conquistare il mercato dell'alta qualità.

Cade così il mito dell'autosufficienza californiana, alimentato soprattutto dagli europei, che voleva lo Stato americano come l'astro nascente dell'olivicoltura mondiale in grado di soppiantare il predominio del Vecchio Continente.

Il California Olive Ranch, un'impresa da 100 milioni di dollari di fatturato, lancia un nuovo prodotto: The American Blend, ovvero una miscela di oli metà californiani e metà provenienti dal Sud America, con particolare riferimento a Cile, Argentina e Perù.

Si tratta certamente di un'operazione commerciale che strizza l'occhio al neo protezionismo americano incarnato dallo slogan “America first”, ma sarebbe riduttivo limitarla a questa sfera.

Innanzitutto il nuovo prodotto si rivolge dichiaratamente agli chef, da sempre porta per la diffusione di cultura gastronomica, in un formato a loro gradito.

Il nuovo brand “The American Blend” sarà in commercio a partire da dicembre, quindi in contemporanea con il lancio degli oli europei della nuova campagna olearia e si pone come competitor agguerrito per il futuro di questo segmento del mercato statunitense.

La mossa del California Olive Ranch indica chiaramente che l'azienda si vuole differenziare dalle industrie della costa est, prevalentemente filiali delle industrie europee, che guardano soprattutto a Spagna, Grecia e Tunisia come mercati di approvvigionamento.

La mossa è però anche astuta perchè punta a legare nell'immaginario collettivo il concetto di qualità nel mondo degli oli di oliva al continente americano.

La California, ormai l'ha capito, non può far da sé. L'Australia olearia è in crisi profonda e non può garantire volumi adeguati. Così si comincia a guardare al Sud America e alla sua olivicoltura, in buona parte ormai consolidata, per svincolare l'immagine dell'olio di oliva di qualità dal Mediterraneo.

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