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Biologico e denominazioni d'origine, la contraffazione colpisce al cuore l'Europa

Secondo il rapporto Europol la contraffazione di denominazioni di origine e prodotti biologici rappresenta “una delle imprese criminali più redditizie e spesso legata ad altri reati gravi”. Per chi denuncia solo oneri. Cina e Turchia sono i maggiori hub di prodotti contraffatti

28 luglio 2017 | T N

L'emergenza oggi si chiama terrorismo.

E' per questa ragione che le risorse destinate alla lotta alla contraffazione sono state ridotte, secondo un recentissimo rapporto Europol (2017 Situation Report on Counterfeiting and Piracy in the European Union), sebbene l'ingresso di merci con false etichette biologiche o a denominazione d'origine rappresenti un grosso problema per l'industria alimentare europea.

L'Europol, insomma, punta l'indice su un tema, quello delle agromafie, che è particolarmente sentito in Italia, tanto da essere oggetto di un apposito progetto legislativo, quello sugli agroreati della Commissione Caselli, al momento fermo ai box.

Secondo il rapporto Europol, nel 2015 l'industria alimentare ha registrato una crescita nell'utilizzo abusivo di etichette "biologiche", non conformi però alla certificazione biologica e vendute a prezzi al dettaglio concorrenziali con il vero bio.

“Il valore dei prodotti ad indicazione geografica falsamente etichettati, come quelli a denominazione di origine protetta (Dop), rimane ancora alto nell'Unione europea – secondo il rapporto - con i paesi produttori dei prodotti originali - Spagna, Francia, Italia e Grecia - che sono i più colpiti. I maggiori prodotti contraffatti sono vino, liquori, formaggi, carne, frutta, verdura e cereali”.

Il rapporto si concentra prevalentemente sulla contraffazione dei prodotti extracomunitari che arrivano nell'Ue, senza soffermarsi troppo su fenomeni, pur rilevanti, di contraffazioni intra europeee, come il famoso e famigerato Italian sounding. Tra i case history citate dal rapporto, il sequestro in Italia di 9000 false bottiglie di champagne Moët & Chandon, per un controvalore sul mercato di 350 mila euro.

Ma quali sono i Paesi canaglia, ovvero quelli che spediscono nell'Unione europea più prodotto contraffatto? Nel rapporto si punta l'indice soprattutto sulla Cina ma anche sulla Turchia.

Le merci false fermate in dogana o prima che entrino nel mercato dell'Unine europea sono ancora molto poche, alcuni migliaia di casi nel 2014 e nel 2015.

Uno dei problemi riscontrati da Europol, che rileva la scarsa disponibilità degli operatori europei alla denuncia, sono proprio gli oneri a cui sono sottoposti coloro i quali segnalano il prodotto contraffatto. Ovviamente non c'è alcun costo per la denuncia in sé ma a loro carico rimangono i costi di deposito, fino al dissequestro, e quelli di smaltimento della merce contraffatta. Teoricamente gli operatori potrebbero rivalersi sulla controparte, con scarsa possibilità di successo. Da qui le scarse denunce.

Eppure, come sottolinea il rapporto Europol, quella della contraffazione rappresenta “una delle imprese criminali più redditizie e spesso legata ad altri reati gravi”.

La criminalità organizzata si nasconde dietro alla contraffazione, ovviamente anche quella alimentare, facendo enormi profitti e danneggiando soprattutto le economie dei Paesi Mediterranei che stanno ancora vivendo un periodo di forte crisi economica.

Eppure questo rapporto Europol è passato sotto silenzio. Perchè?

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dino nicola

29 luglio 2017 ore 07:09

eppure basterebbe così poco per debellare definitivamente la contraffazione su qualsiasi prodotto. soluzioni economiche e semplicemente implementabili come Validactor che oltretutto è una soluzione italiana, metterebbero in ginocchio l'intera filiera della contraffazione