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Niente frode in commercio per l'olio extra vergine d'oliva che fallisce il panel test
Dopo gli scandali degli ultimi anni negli Stati Uniti, Brasile, Cina e molti Paesi europei, pressioni degli industriali oleari spagnoli affinchè la prova organolettica, accusata di soggettività, non porti all'imputazione di frode in commercio. Pronto un protocollo di tracciabilità che scarichi ogni responsabilità su produttori e Grande Distribuzione
31 marzo 2017 | T N
Gli industriali dell'olio d'oliva spagnoli non vogliono passar per mascalzoni e preparano la controffensiva.
Le associazioni Anierac e Asoliva hanno stilato dei documenti, consegnati al Ministero dell'agricoltura iberico, per un nuovo sistema di tracciabilità per l'olio di oliva iberico.
L'obiettivo di questo sistema è chiarito dalle stesse associazioni nella relazione: vi è “un'eccessiva responsabilità per confezionatori ed esportatori, quindi si richiede che le relazioni commerciali siano disciplinate dai principi di equilibrio e dell'equa ripartizione dei rischi e delle responsabilità.”
Essendo il mondo industriale proprio al centro della catena, potrà quindi scaricare le responsabilità di volta in volta sul mondo della produzione (fornitura di olio scadente e sotto gli standard qualitativi) e sul mondo del commercio e della Grande Distribuzione (difetti nella logistica e nella conservazione).
Troppi a tutt'oggi, gli oneri a carico degli imbottigliatori secondo Anierac e Asoliva che hanno dovuto consigliare gli associati di avere sempre a disposizione i referti delle analisi chimiche e organolettiche degli oli venduti. Certificati non antecedenti ai tre mesi dalla messa in vendita. Questo perché "è loro responsabilità legale garantire ai consumatori che il prodotto confezionato corrisponde alle caratteristiche indicate sulla etichetta.”
Il vero problema, sottolineato più volte nel documento congiunto Anierac e Asoliva, è il panel test, evidenziando l'”impotenza sperimentata da confezionatori ed esportatori per la soggettività del panel test obbligatorio a livello europeo, viste le discrepanze nelle valutazioni anche del panel ufficiali degustazione”.
In altri termini, un imbottigliatore etichetta un olio secondo la categoria determinata da un panel ma, successive ispezioni o studi di associazioni dei consumatori, possono dare risultati diversi in virtù di differenti giudizi di panel di assaggiatori, creando “incertezza giuridica”. "Le aziende confezionatrici ed gli esportatori sono responsabili del prodotto confezionato fino alla fine della sua vita utile (data di scadenza)". Tuttavia, "non si pensa che l'olio è un prodotto che può perdere alcune qualità con il passare del tempo", in riferimento al tempo e alle condizioni di stoccaggio (temperatura, luce, etc.) del prodotto una volta che l'olio è stato consegnato al cliente finale o al rivenditore.”
Il tema giuridico, come si evince in un altro passaggio del documento, è però secondario: ci sono aziende che “dopo un paio di degustazioni di bottiglie acquistate presso diversi supermercati sono state accusate di frode nel settore olio d'oliva, quando in realtà si tratta di questioni di percezione organolettica. Ingiustamente le conseguenze di questa discrepanza si qualificano come frode danneggiando l'immagine dell'azienda in modo sproporzionato, non solo con un rischio economico serio, ma di immagine pubblica e prestigio.”
Il vero problema è quindi evidente.
Le inchieste, più quelle giornalistiche che quelle giudiziarie, hanno portato a danni d'immagine per le industrie olearie, anche iberiche, che chiedono dunque di essere tutelate.
Come? Permettendo “un'equa distribuzione dei rischi e delle responsabilità” e depotenziando il panel test, non più strumento atto a dimostrare una frode in commercio, non solo in tribunale, quindi, ma anche ad opera dei mass media.
Poche le autocritiche, nel documento consegnato, sulle miscele con oli di cattiva qualità e basso prezzo, per la creazione di prodotti border line.
E' noto che, tecnicamente, questi oli “nascondono” già il difetto che spesso è solo “mascherato” dalla sensazione di fruttato dell'olio fresco o inteso utilizzato in miscela. Man mano che calerà la percezione di fruttato emergeranno i difetti organolettici. E' questa la ragione per cui, anche solo a distanza di qualche settimana, vi sono risultati diversi tra differenti panel.
E' inoltre tecnicamente noto che le condizioni di conservazione (aria, luce e temperatura) possono influire significativamente solo su un difetto organolettico: il rancido. Aria, luce e temperatura sono agenti ossidanti e ossidandosi l'olio diventa vecchio e rancido. Con l'ossidazione, inoltre, cala più velocemente la sensazione di fruttato che può mascherare altri difetti come il riscaldo o l'avvinato, dovuto a fermentazione delle olive, o l'acqua di vegetazione, problemi in estrazione, o ancora la muffa, problemi di cattiva o prolungata conservazione delle olive.
Il problema del settore oleario non è né il panel test né il sistema di tracciabilità. Il vero problema è che viene venduto per extra vergine ciò che non è extra vergine, almeno fino alla fine della sua vita utile (data di scadenza).
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