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Problemi di qualità per l'olio d'oliva spagnolo?

Problemi di qualità per l'olio d'oliva spagnolo?

Le associazioni di imbottigliatori e gli industriali, Asoliva e Anierac, hanno invitato i propri soci a effettuare il panel test prima di procedere all'acquisto di ogni partita. Scontro con i produttori di Infaoliva che dicono: così si blocca il commercio oleario

21 novembre 2016 | T N

La situazione della campagna olearia spagnola è piuttosto caotica. Raccolta in ritardo, prezzi in salita, stime sulla produzione piuttosto ballerine.

In particolare, tra le stime più ottimistiche 1,4 milioni di tonnellate, e quelle più pessimistiche, 1,3 milioni di tonnellate, vi sarebbe una differenza di "sole" 100 mila tonnellate. In un quadro di penuria internazionale di olio, però, 100 mila tonnellate oggi possono fare la differenza.

Anche perchè è necessario capire la qualità di queste 100 mila tonnellate, così come dell'intera produzione iberica. Generalmente gli spagnoli, a qualsiasi categoria appartenessero, non hanno mai messo in discussione la qualità dell'olio iberico ma ora due associazioni, quella degli industriali e degli imbottigliatori (Asoliva e Anierac) hanno invitato i propri soci a eseguire un panel test preventivo per ogni partita di olio acquistata.

In Spagna, un po' come in Italia, generalmente si procede alla prenotazione della partita di olio, alla preparazione del campione e all'invio dello stesso a un laboratorio. Una volta ottenuti i risultati, di solito entro 48 ore, si perfeziona l'acquisto, previo ulteriore campionamento per dirimere eventuali contestazioni future.

Oggi però gli imbottigliatori e gli industriali chiedono anche un panel test. I gruppi panel iberici sono tuttavia troppo pochi per garantire referti analitici in tempi celeri e questo fatto rischia di rallentare sensibilmente o bloccare il commercio oleario, come denunciato dai produttori di Infaoliva.

Perchè questa attenzione degli imbottigliatori e industriali proprio quest'anno?

Una spiegazione possibile sta nelle inchieste, giornalistiche e giudiziarie, che si sono succedute negli ultimi mesi e anni. Spesso tali inchieste si sono basate proprio su giudizi di panel test con costi enormi, più pubblicitari che legali, da sopportare dalle aziende per rispondere alle accuse. Un referto preventivo può essere una forma di tutela effcace.

Un'altra possibile spiegazione sta in una maggiore cautela e attenzione alla qualità, in particolare riguardo al prodotto destinato all'export. La Spagna non vuole e non può permettersi passi falsi soprattutto negli Stati Uniti, dove ha recentemente conquistato la leadership commerciale, e proprio nel 2017 verrà avviato dalla FDA un piano di controllo straordinario sull'olio d'oliva.

Altra possibilità è che la misura sia voluta per rallentare il commercio all'ingrosso di olio, meno scambi, più controllati e controllabili, per calmierare le quotazioni e impedire speculazioni al rialzo, similmente a quanto avvenuto nel 2014/15, che possono annullare i margini di guadagno dell'industria, riducendo anche i volumi di vendita.

Infine, specie in ottica di lungo periodo, è noto che l'industria e gli imbottigliatori sono sempre stati ostili al panel test. Scaricare sui gruppi di assaggio una mole isostenibile, perchè non programmata, di lavoro può suscitare disaffezione e insofferenza verso lo strumento "panel test" da parte dei produttori, che vedrebbero un ritardo negli incassi. Un'escalation di ostilità che potrebbe servire per riaprire la discussione, anche in ambito comunitario, sulla valenza legale dei referti dei comitati di assaggio.

Tutte e nessuna di queste spiegazioni, prese singolarmente, sono le possibili ragioni che hanno spinto Anierac e Asoliva a suggerire ai propri associati un panel test preventivo per ogni partita di olio acquistata.

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