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IL MALE ASSOLUTO VESTE I PANNI SORRIDENTI DI FIDEL CASTRO

Mentre vige un silenzio assordante sul dittatore cubano, responsabile di crimini ignominiosi ancora impuniti, noi riportiamo la terribile storia del giornalista Guillermo Fariñas Hernández. Nonostante ciò, tra gli intellettuali c'è chi continua a celebrare le gesta eroiche di Fidel

18 febbraio 2006 | Mena Aloia

Guillermo Fariñas Hernández.
Se provate ad inserire questo nome in qualsiasi motore di ricerca si apriranno pagine e pagine e questo in qualsiasi parte del mondo.
Lui, però, non può farlo, non può più collegarsi alla Rete dal 23 gennaio di quest’anno e non per sua scelta, ma per imposizione del Governo di Cuba.
Ecco la storia.



Guillermo Fariñas, 42 anni, è il direttore dell’agenzia di stampa indipendente Cubanacán press (link esterno). L’agenzia, come lui stesso dice, ha come principale obiettivo quello di denunciare le violazioni dei diritti umani a Cuba e difendere i punti di vista che non si possono diffondere con gli organi ufficiali della stampa.

Nel 2002, per aver letto in pubblico il “progetto Varela”, una proposta di democratizzazione pacifica, è stato condannato a 5 anni. Nel 2003 ha ottenuto una licenza per le sue condizioni di salute.
Il 22 gennaio 2006 sul “Miami Herald” esce la sua storia in prima pagina.
Il 23 gennaio il Governo cubano blocca gli indirizzi email usati dall’agenzia Cubanacán.
Inizia, a questo punto, la lotta pacifica e silenziosa di Fariñas.
Il 31 gennaio invia una lettera a Fidel Castro in cui annuncia che dalle ore 12:00 dello stesso giorno inizierà uno sciopero della fame e della sete “hasta la muerte” se non ottiene per se e per tutti i suoi giornalisti il libero accesso ad Internet, indispensabile per l’esercizio del suo lavoro.

La lettera è breve e molto dura.
Condanna il regime che Fidel presiede senza eufemismi, dice chiaramente che alla maggioranza dei cubani è impedito il libero accesso alle informazioni contravvenendo agli articoli 19 e 27 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.



Su “Reporters sans frontières” ha aggiunto: “chiedo che tutti i cittadini cubani possano connettersi ad Internet, ma anche che la stampa indipendente possa informare sull’attività del governo. Se devo essere un martire del libero accesso all’informazione lo sarò”
Intanto, mentre di lui comincia ad occuparsi la stampa internazionale, i giorni passano e inesorabile continua il suo graduale deterioramento fisico come dice un comunicato del 15 febbraio apparso su Acción Democrática Cubana. Del resto la foto è molto eloquente.

Mi è sembrato doveroso riportare questa notizia. Io che al mattino, appena sveglia, sento il bisogno, quasi fisico ormai, di collegarmi alla rete. Sapere che al mondo ci sono paesi in cui questo è vietato mi sembra spaventoso. Sicuramente è il modo migliore per ingabbiare una mente.
Pensate che a Cuba per avere accesso ad Internet bisogna avere un permesso ufficiale rilasciato dal Partito e fornire un valido motivo per volerlo fare, oltre a firmare un contratto che elenca le restrizioni. Esiste, anche, un ministero per i computer e le comunicazioni creato il 13 gennaio del 2000 che monitora il tutto.

Mi astengo da ogni ulteriore commento e d’ora in poi mi lamenterò un po’ meno dei miei 56 kbit.
Vi lascio con l’ultima frase della lettera di Fariñas a Fidel Castro: “affinché le sia ben chiaro e perché non considero lei la patria; da bambino, quando imparai a cantare l’inno di Bayamo, mi convinsi che “Morir por la Patria es vivir”

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