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Sottocosto sull'olio d'oliva, bufera in Spagna

Prezzi a scaffale a a 2,18 e 2,19 euro al litro, ben al di sotto della quotazione all'ingrosso ferma da mesi a 2,90 euro/kg. Tra veloci ritiri dal mercato e leggi ambigue le autorità sono spesso impotenti. Il problema è il sistema di aste della Grande Distribuzione

29 giugno 2016 | T N

In Spagna è bufera sui prezzi pazzi dell'olio d'oliva.

Se in Italia l'olio di oliva rappresenta una piccola fetta del mercato, nel Paese iberico la quota di mercato è ancora molto importante e quasi paritaria rispetto all'extra vergine.

Non deve quindi stupire che le offerte promozionali, in Spagna, si concentrino proprio sull'olio d'oliva nè che i produttori d'olio siano furiosi per i prezzi pazzi di questo prodotto a scaffale. L'olio lampante ha ancora un grande mercato in spagna e la quotazione di questo prodotto influenza anche quella dell'extra vergine.

Nel corso degliu ultimi mesi, ovvero dall'inizio della campagna olearia 2015/16, l'olio lampante ha avuto quotazioni abbastanza stabili, intorno a 2,90 euro/kg, portando la quotazione dell'olio raffinato di oliva a 3-3,10 euro/kg.

Non si spiegano allora le offerte, recentemente apparse su volantini e sul we, si oli di oliva a 2,19 euro/litro (DIA) e 2,18 euro/litro (Alcampo).

L'associazione dei produttori di olio d'oliva ha immediatamente denunciato alle autorità le due scandalose offerte ma sono poche le speranze che i due operatori possano venire multati.

Nel caso di Alcampo il prodotto in offerta speciale è stato ritirato dal mercato e cancellata ogni traccia di offerta sul web il giorno stesso in cui è stata notificata la denuncia.

Nel caso di DIA la situazione è più complicata. Il prodotto non è stato ritirato e le autorità hanno inziato le procedure investigative e l'istruttoria. L'Agenzia per l'informazione e controllo degli alimenti spagnola, sotto il Ministero delle politiche agricoel, una volta verificata sommariamente l'illeggitimità dell'operazione, dovrà segnalare il caso alle autorità regionali che dovranno avviare un procedimento amministrativo, della durata di 6-8 mesi. Spesso questo processo amministrativo si conclude con un nulla di fatto poichè l'azienda sotto indagine si appella alla legge 3/1991 che vieta la vendita sottocosto ma con alcune eccezioni.

Nel caso di DIA, secondo quanto riportato dalla rivista Olimerca, non si tratterebbe nemmeno di un vero e proprio sottocosto ma di una procedura, particolarmente in voga tra le catene discount, di aste al buio. Ovvero la catena distributiva lancia un'asta al ribasso, tra possibili fornitori, per contratti continuativi, legandola però a una o più forniture a prezzi particolarmente vantaggiosi, scatenando così un'asta al ribasso che permette alla GDO di offrire una promozione particolarmente appetibile. Tecnicamente la fornitura a prezzi vantaggiosi non è un sottocosto, salvando così da multe e procedimenti amministrativi. Come dire, fatta la legge trovato l'inganno.

Queste offerte promozionali segnano la fine, anche in Spagna, della tregua sui prezzi dopo l'annus horribilis 2015. Non solo, sanciscono l'ìinutilità dell'accordo, siglato nel 2014 tra GDO e i prinipali attori della filiera olivicolo-olearia per evitare che gli oli d'oliva continuassero a essere prodotti civetta, ovvero quella banalizzazione dell'olio che ne mina l'immagine agli occhi del consumatore.

I problemi di Spagna e Italia sull'olio di oliva, quindi, non sono spesso così dissimili.

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