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La Tunisia alla guida del Consiglio oleicolo internazionale
Alla direzione esecutiva del Coi per i prossimi quattro anni è stato nominato Abdellatif Ghedira, direttore dell'Ufficio nazionale dell'olio tunisino. Si apre la partita dei direttori aggiunti, che dovrebbero spettare all'Unione europea
26 novembre 2015 | T N
E' Abdellatif Ghedira, direttore dell'Ufficio nazionale dell'olio tunisino, il nuovo direttore esecutivo del Consiglio oleicolo internazionale per i prossimi quattro anni. Sarà lui a sostituire Jean Luis Barjol dal 1 gennaio 2016.

Lo hanno designato i rappresentanti delle nazioni aderenti al Coi riuniti a Madrid in questi giorni.
E' quindi stata rispettata pienamente la previsione della viglia che voleva un arabo alla guida del Coi, per una regola non scritta che vuole alternarsi alla guida dell'organizzazione mondiale dell'olio d'oliva un esponente europeo e un arabo.
Abdellatif Ghedira era dunque il favorito, anche perchè è riuscito ad ottenere l'appoggio pressochè incondizionato di tutti i Paesi arabi. Fin dai primi giorni della sessione del Coi la Tunisia ha fatto pesare il suo status di favorita, con una elegante cena di gala presso l'ambasciata tunisina in Spagna per sostenere il suo candidato.
Recentemente, parlando già da candidato alla direzione esecutiva del Coi, Abdellatif Ghedira ha cercato sponde con il nostro Paese e ha ricordato il legame esistente tra Italia e Tunisia: "l'Italia rimane storicamente il nostro partner privilegiato ed il paese europeo nel quale esportiamo di più".
L'Italia non ha tradito il partner tunisino, sebbene avesse due candidati per la direzione esecutiva del Coi, sostenuti con assai debole convinzione, se consideriamo che Felice Assenza, direttore generale del Ministero delle politiche agricole, che doveva guidare la delegazione italiana, è rimasto a Roma.
In pochi mesi, dunque, la Tunisia è riuscita a ottenere due straordinari risultati per il suo futuro oleicolo: l'aumento di 35 mila tonnellate all'anno dell'export privilegiato, senza dazi, verso l'Unione europea e ora la guida del Consiglio oleicolo internazionale.
Il nord Africa rappresenta, per utilizzare le parole del nuovo direttore esecutivo del Coi, l'area geografica col rapporto prezzo/qualità migliore attualmente sul mercato per quanto riguarda l'olio d'oliva. Con costi di produzione inferiori ai 1,5 euro/kg, rappresenta un bacino di approvvigionamento a basso prezzo per l'industria olearia europea, utile anche per calmierare le quotazioni europee.
Sebbene la Tunisia partisse da favorita, resta l'amarezza di non aver visto nemmeno un italiano nella ristretta cerchia dei candidati su cui si sono dovuti esprimere, in ultima istanza, i delegati. La scelta si è ridotta, alla fine, ai candidati tunisino, marocchino e alla candidata spagnola. L'Italia, insomma, è la grande assente nella partita del direttore esecutivo del Coi, nonostante uno dei candidati italiani avesse superato brillantemente la selezione operata dall'agenzia specializzata chiamata dal Coi per presentare una terna di papabili.
Resta aperta la partita dei direttori aggiunti del Consiglio oleicolo internazionale, che potrebbero avere deleghe importanti. Ci auguriamo che, se l'Italia non ha voluto giocare la partita sul direttore esecutivo, almeno si muova per ottenere uno dei due aggiunti che, per equilibrio, dovrebbero spettare all'Unione europea.
Resta da capire quale sarà la politica del Coi nei prossimi anni. Nel recente passato, anche quando si è trattato di votare il rinnovo dell'incarico a Jean Luis Barjol, la Tunisia si era mossa insieme con la Turchia, formando un solido asse arabo. Non è un segreto che proprio Tunisia e Turchia, sulla scena internazionale, stiano cercando di affrancarsi dall'industria olearia europea per conquistare mercati, tra cui Cina, Usa, Giappone, Brasile che, oltre a manifestare un crescente interesse per l'olio, dal 1 gennaio 2017 entreranno nel Consiglio oleicolo internazionale, con diritto di voto, come paesi consumatori.
La Tunisia, ma più in generale in mondo arabo, si è certamente conquistato un ruolo chiave, sullo scacchiere internazionale, per condizionare la politica olivicola e oleicola mondiale, anche considerando che, con l'ingresso dei nuovi paesi nel Coi, molti equilibri muteranno.
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