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In polli e maiali cinesi batteri resistenti agli antibiotici. E' allarme globale

Un team cinese-britannico ha identificato batteri in grado di sfuggire all'antibiotico colistina. Negli allevamenti di suini in Cina si fa infatti un uso eccessivo di questa molecola, per promuovere la crescita degli animali. Secondo l'Università di Cardiff gli antibiotici potrebbero molto presto diventare del tutto inutili nella cura delle infezioni

20 novembre 2015 | T N

Escherichia coli, noto batterio che causa potenziali infezioni, anche mortali, nell'uomo è diventato resistente a un antibiotico dell'ultima frontiera, la colistina.

Un gruppo di ricercatori guidato da Hua Liu della South China Agricultural University ha infatti identificato un gene, mcr-1, in gradi di rendere i batteri resistenti a questo tipo di antibiotici.

Lo studio ha previsto l’analisi di campioni prelevati da maiali al macello, da carni suine e pollame venduti in mercati e supermercati e da pazienti in ospedale. Il gene è risultato ampiamente diffuso nei batteri Escherichia coli presenti negli animali e nella carne cruda. Lo ricerca rivela la presenza della resistenza in un quinto degli animali testati, ovvero suini, nel 15% dei campioni di carne cruda e in 16 pazienti.

Non solo, mcr-1 è stato infatti ritrovato anche in Escherichia coli e Klebsiella penumoniae presenti nei campioni prelevati dai pazienti ospedalizzati.

Escherichia coli è responsabile, ad esempio, di molte infezioni delle vie urinarie e a Klebsiella pneumoniae si devono infezioni anche gravi come la polmonite. Le malattie originate da questi batteri potrebbero diventare incurabili qualora questi batteri non rispondessero più alle cure antibiotiche, con rischi anche letali.

La colistina è infatti un antibiotico di frontiera perchè normalmente utilizzato in caso di resistenza ai carbapenemi.

L'allarme è stato rilanciato anche da Timothy Walsh dell'Università di Cardiff, che ha collaborato alla ricerca: “nel momento in cui mrc-1 diventerà globale, ed è questione di quando non di se, e il gene si allineerà con altri geni resistenti agli antibiotici, allora molto probabilmente vedremo l’inizio di un’era post-antibiotica. A quel punto se un paziente sarà gravemente malato, per esempio per l’Escherichia Coli, allora non ci sarà più nulla che potremo fare."

Secondo gli scienziati, la pubblicazione rinnoverà il dibattito circa l'uso di antibiotici nella zootecnia.

La resistenza di questi batteri è infatti attribuibile a un uso eccessivo di colistina negli allevamenti di suini cinesi, che utilizzano il farmaco per promuovere la crescita degli animali. La Cina è uno dei maggiori utilizzatori al mondo di colistina sia per il bestiame sia per l'acquacoltura.

Il risultato della ricerca cinese è particolarmente significativo perchè finora, una tale resistenza si era verificata soltanto da mutazioni in singoli organismi, quindi la loro portabilità era estremamente limitata.

A fare la differenza rispetto ai casi precedenti è il fatto che il nuovo gene mcr-1 può essere facilmente condiviso tra i batteri. "La velocità di trasferimento di questo gene di resistenza è alta in modo ridicolo, e questo non sembra buono" sottolinea Mark Wilcox del Leeds Teaching Hospitals NHS Trust.

In un commento pubblicato sulla rivista scientifica Lancet Infectious Diseases, che ha diffuso lo studio cinese, David Patterson e Patrick Harris dell’Università del Queensland sottolineano che “una delle poche soluzioni per rompere questo legame è limitare o interrompere l’impiego della colistina in campo agromonico. Non riuscire a farlo - avvertono gli esperti - creerebbe un problema di salute pubblica di enormi dimensioni”.

Le prime indicazioni suggeriscono che il governo cinese si stia muovendo rapidamente per affrontare il problema. E' possibile che la colistina per uso agricolo possa ora essere vietata.

 

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