Mondo

L'olio di oliva tossico a temperature molto elevate

La marcia inglese verso l'autarchia alimentare calpesta anche buon senso ed evidenza scientifica. Su The Telegraph del 1 luglio un inno all'olio di colza Made in England ritenuto più salubre anche dell'olio d'oliva. Un nuovo business anche turistico

02 luglio 2015 | T N

Il popolare magazine inglese The Telegraph ha dedicato molto spazio, in un articolo del 1 luglio 2015, all'olio di colza.

Il titolo dell'articolo però è “Goobye olive oil: why we've all fallen in love with rapeseed

Nell'articolo viene preso spunto dal lieve calo delle vendite dell'olio extra vergine di oliva in Inghilterra nei primi mesi dell'anno (-8%), diminuzione evidenziata anche per olio di girasole (-3%) e altri oli vegetali (-12%) per esaltare invece l'ottima performance del nazionale olio di colza (+24%).

Un evidente pretesto, anche perchè i dati non sono ufficiali, ma basati sul gruppo di consumatori del gruppo di ricerca Kantar Worldpanel.

Stiamo al gioco e leggiamo i titoli dei paragrafi, ben in evidenza. “Provate l'olio di colza britannico per cucinare in maniera più sana”. “Campi d'oro: le meraviglie della colza”. “Campi di colza divenuti un'attrazione turistica impensabile per turisti giapponesi.”

Altro che oliveti secolari del bacino del Mediterraneo, la nuova frontiera turistica è una bella passeggiata sotto il sole inglese in un campo di colza.
Fin qui disquisizioni opinabili, condite da molta retorica, cercando di dare una visione bucolica del Regno Unito.
Un po' di propaganda nazionalista è accettabile. Esaltare il proprio Paese è normale, non però calpestando buon senso ed evidenza scientifica.

Sue Quinn, infatti, magnifica l'olio di colza che avrebbe la metà dei grassi saturi dell'olio di oliva, e fin qui è vero, ma esalta l'olio di colza soprattutto per la frittura, sbagliando clamorosamente.

L'articolista fa riferimento a un altro articolo del medesimo giornale, privo però di qualsivoglia evidenza scientifica, ma ricco di testimonianze di produttori di olio di colza, con tanto di citazione del prezzo e delle caratteristiche dei loro prodotti.

A beneficio di Sue Quinn, saremo noi a citare un lavoro scientifico tra i tanti, pubblicato sul British Journal of Nutrition curato dall'Università di Cambridge. Solo per non voler essere accusati di campanilismo. In questo lavoro del 2002, quindi neanche particolarmente recente, i ricercatori sconsigliano oli da frittura ricchi di grassi polinsaturi, prendendo a riferimento quello di girasole. Questi grassi, infatti, sono fortemente instabili ad alte temperature, portando alla formazione di perossidi e radicabili liberi che possono nuocere al nostro corpo.

Ebbene, l'olio di colza ha il doppio di grassi polinsaturi dell'olio di oliva.

Un altro strafalcione sull'olio di oliva, da aggiungere alla serie, oppure un malcelato tentativo di ridestare l'orgoglio nazionale, facendo consumare britannico e riducendo così le necessità di importazione di alimenti dall'estero? Non è che nel Regno Unito, patria del liberismo, stanno pensando a una qualche forma di autarchia alimentare?

Non è la prima volta che The Telegraph sconsiglia l'olio di oliva per cucinare e friggere. Lo fece anche un anno fa.

Un indizio è un indizio, due sono una coincidenza ma tre fanno una prova...

Potrebbero interessarti

Mondo

Raccolto promettente negli oliveti della Sierra de Cazorla in Spagna

L'elevato numero di frutti per germoglio lascia intravedere una campagna olearia superiore alla media. Tuttavia, la DOP Aceite Sierra de Cazorla invita alla prudenza: saranno l'andamento climatico, la disponibilità d'acqua e la formazione dell'olio nei prossimi tre mesi a determinare il risultato finale

04 agosto 2026 | 11:00

Mondo

Olio d'oliva, l'accusa di OliveA: le importazioni tunisine vengono usate per deprimere i prezzi all'origine

L'associazione spagnola OliveA Tradición y Progreso denuncia un utilizzo sempre più esteso delle importazioni di olio tunisino, in particolare attraverso il regime di perfezionamento attivo. Così si mantengono sotto pressione le quotazioni riconosciute agli olivicoltori

04 agosto 2026 | 09:00

Mondo

L'olivicoltura tradizionale di Jaén alla prova della sostenibilità economica: i costi nascosti mettono in crisi il modello produttivo

Una ricerca basata sul metodo OliCost rivela che la principale minaccia per l'olivicoltura tradizionale non è il prezzo dell'olio, ma una struttura aziendale frammentata e l'incapacità di contabilizzare i reali costi di produzione

03 agosto 2026 | 14:00

Mondo

La Spagna investe sempre più nell'olivicoltura irrigua: 9000 ettari in Castilla La Mancha

Il governo regionale ha presentato alla Confederazione Idrografica del Guadalquivir un progetto per trasformare tra 6.000 e 9.000 ettari di oliveto da asciutto a irrigato. L’intervento, sostenuto da un investimento di 15 milioni di euro

03 agosto 2026 | 11:00

Mondo

Olio di oliva, il mercato si stabilizza in Spagna: vendite piatte ma segnali di ripresa

Dopo anni di rincari e scarsità di prodotto, il settore degli imbottigliatori chiude il primo semestre della campagna 2025/2026 con volumi quasi invariati. Ma nel secondo trimestre si registra un +3,46%, sintomo di una graduale ripresa dei consumi

03 agosto 2026 | 09:00

Mondo

Olive da tavola spagnole in difficoltà: export in calo del 9%, crollo del mercato Usa

Il rapporto del Ministero dell’Agricoltura spagnolo fotografa una fase complessa per la filiera: diminuiscono le esportazioni, aumentano la pressione competitiva di Egitto e Turchia e gli operatori denunciano il peso dei costi produttivi e delle barriere commerciali

02 agosto 2026 | 10:00

Commenta la notizia

Per commentare gli articoli è necessario essere registrati

Accedi o Registrati

marco peruzzi

05 luglio 2015 ore 18:19

The Telegraph da perfetto inglese difende quello che produce dal proprio orto,a costo di manometterne la verita'.
lo a gia' fatto lo scorso anno e lo rifara'
Speriamo che la lezione sia di esempio per i nostri giornalisti
anche loro hanno un orto da difendere
(e avrebbero anche il vantaggio di non dire bugie,come fanno gli inglesi)