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Il futuro dell'olio d'oliva nelle mani di Amazon?
Produttori, industria olearia e Grande Distribuzione dovranno cominciare a guardarsi le spalle. In arrivo nel settore agroalimentare ci sono i colossi del web. Google promoziona e finanzia. Amazon distribuisce
10 giugno 2015 | T N
Google ha recentemente lanciato il suo programma di finanziamento di start up innovative nel settore agroalimentare. Qualche milione di euro in un comparto molto lontano dal core business della multinazionale americana.
Sembrava lo stesso per Amazon, leader nella distribuzione di musica e libri, che si è progressivamente allargata a quello tecnologico, per poi lanciarsi nell'avventura della distribuzione di cibo.
In alcune località degli Stati Uniti, tra cui Seattle, San Francisco, Los Angeles o New York, è ormai una realtà. Fai la spesa su internet e in poche ore ti viene recapitata a casa da un fattorino AmazonFresh. Niente più perdite di tempo, almeno in apparenza, tra scaffali e code alla cassa. Tutto molto semplice, un click e via.
Un successo, tanto che Amazon, ha deciso di registrare un proprio marchio per molte derrate alimentari. Già possedeva una propria private label per latte, cereali e prodotti per bambini. Ora vuole allargare il proprio giro d'affari a caffè, minestra, pasta, vitamine, cibo per animali, forniture e rasoi e olio d'oliva.
Insomma tra i primi settori su cui Amazon vuole espandere il proprio business ci sono proprio vino e olio d'oliva, due icone del Made in Italy.
Immaginiamo che la promozione e il marketing siano improntati al solito pragmatismo americano che vede come il fumo negli occhi Dop/Igp e altre tutele per i prodotti tipici. Prima che il TTIP sia in vigore Amazon non solo punta ad aver registrato e tutelato i propri marchi, ma anche ad averli posizionati nell'immaginario complessivo.
La mossa di Amazon ha fatto tremare i polsi a diverse industrie agroalimentari statunitensi, tra cui TreeHouse Foods, che ha un fatturato di 3 miliardi di euro.
L'introduzione del private label anche nel settore dell'e-commerce agroalimentare può erodere un business nuovo per molte realtà. I private label, nella Grande Distribuzione americana, rappresentano il 18% delle vendite totali di prodotto confezionato, per un fatturato di 120 miliardi di dollari in crescita del 21% nel 2014 rispetto al 2013.
Il futuro dell'olio d'oliva sarà davvero nelle mani di Amazon e soci? Forse non così in fretta quanto ci si può aspettare ma i colossi del web rappresentano il quarto incomodo nel sistema agroalimentare, diviso in produttori, industria e Grande Distribuzione.
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