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Gli scandali sull'olio di oliva fanno male al settore? Il caso Taiwan
Tra la fine del 2013 e l'inizio del 2014 scoppiò un pandemonio per olio colorato alla clorofilla, che coinvolse anche aziende italiane. Ma il Made in Italy oleario a Taiwan è cresciuto del 100% in un solo anno
27 marzo 2015 | T N
Tra la fine del 2013 e l'inizio del 2014 scoppiò un caso oleario di portata internazionale a Taiwan con le autorità locali che bloccarono carichi di olio presuntamente colorato con clorifilla.
Uno scandalo, che coinvolse aziende italiane e spagnole, che fece il giro dei media mondiali, avvalorando le successive iconografiche del New York Times.
La tempesta perfetta che poteva segnare, secondo i più pessimisti, la fine dell'export di olio di oliva dall'Italia verso Taiwan.
Così non è accaduto, anzi.
Il 2014 è stato un anno straordinario per le esportazioni italiane di olio di oliva a Taiwan. “In base ai recenti dati pubblicati dall’ istituto di statistica dell’isola, afferma Chiara Petrò direttore dell’ufficio Agenzia Ice a Taipei, le esportazioni italiane di oliva vergine ed extravergine sono aumentate del 100% in valore raggiungendo i 17.6 milioni di dollari con una cerscita del 100% rispetto al 2013. In questo modo – ha poi aggiunto la Petrò - l’Italia resta di gran lunga il maggiore fornitore di Taiwan di olio vergine ed extravergine con una quota di mercato pari al 58.4%”. Dopo di noi il secondo fornitore di olio vergine ed extravergine di Taiwan è la Grecia con una crescita del 67% ed una quota di mercato del 18%.
I dati emergono dal Focus “Esportare olio e food a Taiwan”, organizzato dall’agenzia Ice e da Unaprol con la collaborazione di Sol&Agrifood a Verona durante il Vinitaly.

Dai dati emerge che considerando anche la voce doganale 1509 nella quale rientrano tutti i tipi di oli raffinati di oliva, compresa la sansa, le importazioni di Taiwan sono state pari a 43.5 milioni di dollari con una crescita del 41.3% rispetto al 2013 e le esportazioni italiane sono state pari a 27.13 milioni di dollari in aumento del 51% rispetto al 2013. Ovviamente l’Italia resta anche nel dato globale il fornitore principale di Taiwan con una quota del 62.3%. In termini assoluti la quota di mercato, il secondo fornitore, della Spagna è pari al 26,3%.
Nel corso dell'incontro, inoltre, il direttore esecutivo del Coi, Jean Luis Barjol, ha dato una speranza a quanti vogliono esportare a Taiwan senza dover allegare un certificato di analisi ufficiale che indichi “senza l'aggiunta di clorifilla” o “clorofilla rameica non rilevata.” in uno dei pochi laboratori di analisi abilitati.
Il 10 aprile prossimo, infatti, vi sarà una nuova riunione tra i chimici del Consiglio oleicolo internazionale e quelli di Taiwan durante il quale verrà discusso il risultato del ring test effettuato dal Coi e vi è l'auspicio che venga definito sia un metodo sia dei limiti di clorofilla per gli oli di oliva.
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