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L'agricoltura non è solo produzione ma condivisione: il rural crowdfunding
Slow Food fu tra le prime associazioni, nel mondo, a parlare di co-produttore, ovvero di un consumatore evoluto che, con le sue scelte, diventasse agente del cambiamento alimentare. Poi sono venuti progetti come adotta un albero. Dagli Usa ora sbarca sul web il rural crowdfunding
27 febbraio 2015 | T N
Guardare agli Stati Uniti come modelli di innovazione e cambiamento è ormai prassi, quasi un luogo comune.
Ecco allora che ha avuto una certa eco in Europa il progetto Barnraiser, ovvero un portale di rural crowdfunding. Il crowdfunding è un trend piuttosto recente e consiste nella condivisione, su piattaforme on line, di una ricerca, di un'idea, di un'iniziativa, alla ricerca di soggetti disposti a investire del denaro. Un finanziamento diffuso e dal basso in grado di muovere un nuovo modello di economia, basato sull'iniziativa e svincolato dai classici canali di ricerca di investitori.
Il crowdfunding ha avuto tanto successo che sono nati decine di siti dedicati a questa condivisione e scambio. Difficile dire se diventerà davvero una colonna di una nuova economia o resterà solo un fenomeno di costume.
Allora perchè non creare un sito per il rural crowdfunding, ovvero dedicato a iniziative in campo agricolo e alimentare? Eileen Gordon Chiarello, un passato in Apple e un presente da imprenditrice agro-alimentare, ha così messo in piedi Barnraiser.
Ma il modello di crowdfunding già esistente va bene anche per il mondo agricolo? “La tendenza che prevale nei modelli già esistenti online è sostanzialmente questa: io creo la piattaforma, tu competi con gli altri per farti finanziare il tuo progetto. Ma non puoi solo mettere su un'idea e chiedere migliaia di dollari, non funziona così, almeno in questo settore.” ha rivelato Eileen Gordon Chiarello al magazine americano Fortune.
Ecco allora che il crowdfunding si trasforma in qualcosa di diverso, creando vere e proprie comunità virtuali, che non danno un finanziamento ma sostengono un'idea e una filosofia.
Ecco allora che il rural crowdfunding diventa il sostegno a fattorie e aziende che puntano sull'agricoltura sostenibile, alla creazione di orti urbani, alla creazione e alla lavorazione di alimenti artigianali, alla promozione dell'educazione ambientale e alla diffusione di una corretta cultura dell'alimentazione sui media più disparati.
Non una semplice condivisione del rischio imprenditoriale ma qualcosa di molto diverso che si avvicina all'idea e al concetto di co-produttore sviluppato da Slow Food qualche anno fa.
Il co-produttore come consumatore evoluto che, con le sue scelte, diventa agente di cambiamento, premiando il cibo pulito, sano e giusto. Su questa scia, in Italia sono nati i Gruppi di acquisto solidale, che adottano un produttore, ma anche iniziative come adotta un albero o simili. Non una vendita ma una vera e propria compartecipazione.
E' quanto avviene anche nei farmer market. Non si va nei mercatini degli agricoltori per convenienza economica, né perchè gli alimenti presentati sono necessariamente più buoni o freschi di quelli presentati nella Grande Distribuzione. Si va perchè si può dialogare con il produttore, condividendone la passione, la filosofia, le scelte, in qualche modo essendo rassicurati non da un marchio ma da una persona.
Il rural crowdfunding non è che un altro modo per sviluppare e declinare il concetto di condivisione delle responsabilità agricole e alimentari. Ma funziona davvero negli Usa, patria del pragmatismo, del marketing spinto e delle multinazionali? In pochi mesi Barnraiser vanta già l'82% di progetti finanziati con una media di 12.000 dollari a progetto.
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