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La birra tedesca contaminata da miscoplastiche, vetro e insetti

La ricerca condotta da Taylor&Francis Group, che ha analizzato 24 campioni acquistati in supermercati locali, ha individuato come possibili cause della contaminazione, i materiali utilizzati nel processo di produzione e gli abiti dei lavoratori

04 settembre 2014 | T N

Cosa beviamo quando stappiamo una bottiglia di birra tedesca? Anche microplastiche, vetro e insetti secondo una ricerca condotta da Gerd Liebezeit e Elisabeth Liebezeit, diffusa dal Taylor&Fancis Group che ha analizzato 24 campioni acquistati in supermercati locali.

Lo studio è andato alla ricerca di additivi e contaminanti, questi ultimi sono stati trovati in tutti i campioni sottoposti ad analisi. Il più comune contaminante erano le microplastiche (fibre, film, frammenti o particelle granulari inferiori a 5 mm e fatti di polimeri sintetici). Nessuna indicazione su quale sia il contaminante plastico più frequente. A seconda del singolo brand le percentuali oscillavano molto: dal 5% al 71% per materiale granulare, dal 14% al 87% per frammenti e dal 3% al 57% per le fibre.
La maggior parte delle fibre erano trasparenti, ma erano presenti anche fibre colorate: blu, nere o verdi. Frammenti e particelle granulari erano invece biancastri o trasparenti con la presenza occasionale di colori verdi e gialli. Assenti invece le particelle di farina fossile. Ciò indica che la filtrazione con questo materiale non è più in uso, almeno non con i marchi analizzati.

Non solo microplastiche. Un campione di birra conteneva anche un insetto appartenente all'ordine dei Tisanotteri.
Inoltre, tre campioni hanno rivelato frammenti di vetro fino a circa 600 micron di dimensione.
Residui di questi tipi sono considerati un segno di movimentazione inadeguata del prodotto e di problemi in fase di stoccaggio.

Ma da dove vengono tutti questi contaminanti? Una fonte può essere l'aria, non filtrata adeguatamente che trasporta quindi impurità direttamente a contatto con la birra o le bottiglie.
Altra fonte importante di contaminazione sono gli abiti dei lavoratori. L'abbigliamento moderno infatti è sempre più composto da fibre sintetiche e forse non è noto ai più che gli indumenti lavati messi ad asciugare all'aria aperta possono poi rilasciare grandi quantità di fibre. Anche le fibre normalmente utilizzate per l'isolamento termico, come lana di roccia o fibra di vetro, quando degradate, possono liberarsi nell'aria.
Altre fonti potenziali sono i materiali utilizzati nel processo produttivo. Un totale di 66 agenti accessori sono autorizzati per essere l'utilizzazione nella produzione di birra in Germania, nove dei quali in uso nella fase di filtrazione (carbone attivo, amianto, bentonite, cellulosa, cotone, colla di pesce, farina fossile, perlite e trucioli di legno).
Anche le bottiglie possono essere contaminati da impurità indesiderate che non vengono rimosse durante la pulizia.

Le contaminazioni riscontrate non devono essere considerate di per sé allarmanti e non necessariamente dannose per la salute. La loro presenza in una bevanda comune come la birra indica però quanto l'ambiente umano sia ormai contaminato da polimeri sintetici di micro-dimensioni.

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