Mondo

Gli Stati Uniti accelerano per avere un proprio modello olivicolo e oleicolo

In Texas a dimora 200 mila nuove piante di olivo mentre la California insedia la nuova commissione governativa sull'olio d'oliva che potrebbe raccomandare l'adozione degli standard australiani

08 maggio 2014 | T N

C'è fermento negli Stati Uniti sul tema olivicolo e oleicolo.

Le vignette di Blechman sul New York Times, che tanto hanno fatto infuriare gli italiani, sono il sintomo di un malessere diffuso e della sensazione che qualcuno, proprio sull'extra vergine d'oliva, li stia prendendo in giro.

La diffidenza nei confronti del Coi è palpabile, nonostante la recente visita del direttore esecutivo Baryol all'Università di Davis per cercare di conquistarne le simpatie e un appoggio per l'ingresso, magari solo come osservatore della California o degli Usa nel Consiglio oleicolo internazionale.

La presa di posizione politica del Senato californiano che, con la senatrice Lois Wolk, ha dato vita a una Commissione sull'olio d'oliva in seno al Dipartimento agricoltura, ha bloccato ogni altra iniziativa.

La Commissione si sta per insediare, dopo l'elezione dei componenti, e dovrebbe suggerire al governo californiano non solo le strategie per una crescita del settore olivicolo ma anche per una propria legislazione in tema di etichettatura e persino di standard commerciali.

Le prime indicazioni non sembrano andare nel verso di un avvicinamento tra Coi e Usa. John Williams, nuovo membro della Commissione, ha infatti recentemente dichiarato che prenderanno in considerazione tutti gli standard commerciali esistenti ma che quelli internazionali (leggi quelli del Coi) sono inferiori a quelli che la Commissione potrebbe suggerire di adottare. In particolare Williams si è sbilanciato, sostenendo gli standard australiani. Williams, inoltre, è un fervido sostenitore del marketing order che dovrebbe “forzare gli importatori a essere onesti.”

Gli Stati Uniti dunque si muovono sul fronte delle regole ma anche su quello della produzione. E' notizia di qualche giorno fa che il Texas Olive Ranch, nell'area di Victoria, si appresta a piantare 200 mila nuovi olivi. “200 mila piante sembrano tante – ha dichiarato il proprietario, Jim Henry – ma non è così. Ora abbiamo solo bisogno di nuovi agricoltori che se ne prendano cura.”

Potrebbero interessarti

Mondo

Deoleo, con Carapelli e Carbonell, torna in attivo

Il gruppo spagnolo leader mondiale nell’olio d’oliva ha registrato un EBITDA di 50 milioni di euro, in aumento del 50% su base annua, e un utile netto di 20 milioni di euro

28 febbraio 2026 | 11:00

Mondo

Via libera tra le proteste all'applicazione termporanea dell'accordo UE-Mercosur

Uruguay e Argentina forzano la mano alla Commissione europea che dà il via libera all'applicazione temporanea dell'accordo di libero scambio UE-Mercosur. No della Lega che chiede rispetto per l'agricoltura italiana e la salute dei cittadini

27 febbraio 2026 | 15:50

Mondo

Semi di olivo nelle Isole Svalbard: traguardo storico per la tutela della biodiversità olivicola

Il deposito rappresenta un passo decisivo nella protezione del patrimonio genetico dell’olivo, specie millenaria che, pur essendo un simbolo del Mediterraneo, non è immune a minacce globali come cambiamento climatico, perdita di biodiversità, nuovi parassiti e fitopatie emergenti

27 febbraio 2026 | 15:00

Mondo

I fondi di investimento internazionali hanno conquistato l'olivicoltura spagnola

Secondo la società di consulenza Valoral Advisors, nel 2025 i fondi specializzati in agroalimentare nel mondo avrebbero superato per la prima volta quota mille, con oltre 150 miliardi di dollari in gestione, contro appena 41 nel 2015

27 febbraio 2026 | 13:00

Mondo

I nuovi dazi di Trump sull'olio d'oliva

Dopo la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di annullare i dazi introdotti durante l’amministrazione Donald Trump, il quadro commerciale è diventato ancora più confuso. Oggi l’aliquota effettiva sale a circa il 16%

27 febbraio 2026 | 11:00

Mondo

Etichetta a semaforo in Australia: il danno d'immagine per l'olio extravergine d'oliva

L’algoritmo attribuisce un peso significativo ai grassi saturi e alla densità energetica, ma non considera pienamente il profilo lipidico complessivo né la presenza di composti bioattivi come i polifenoli

27 febbraio 2026 | 09:00