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Deoleo resterà saldamente in mano spagnola
No del governo iberico all'acquisizione del colosso dell'olio d'oliva da parte dell'Italia. Sarà probabilmente Dcoop, con il supporto del fondo strategico spagnolo e la moral suasion di quello andaluso su alcune banche a controllare Carapelli, Bertolli e Sasso
02 aprile 2014 | T N
L'Italia non riporterà a casa i marchi Carapelli, Bertolli e Sasso.
Il fondo strategico italiano è entrato nella partita per acquisire il 31% di Deoleo più per dovere, sulla scia di pressioni politiche e imprenditoriali, che non con effettiva volontà di comprare. Un'operazione, tra l'altro, spinta anche dal Quatar che è recentemente entrato in relazione proprio con la finanza italiana.
Una possibile manovra speculativa, quindi, che però vedeva in partenza l'Italia grande sfavorita di fronte ad altri fondi internazionali come Cvc e Pai Partners, che avevano fatto pervenire a JP Morgan, advisor per le banche spagnole, offerte più sostanziose.
A bloccare però sul nascere qualsiasi velleità italiana di riacquisire Carapelli, Bertolli e Sasso è stato il Ministro dell'agricoltura spagnolo. “Vigileremo che Deoleo non venga consegnata nelle mani di aziende italiane - ha affermato Miguel Arias Cañete - vogliamo migliorare le performance dei suoi marchi storici, come Carbonell, laddove c'è più valore aggiunto, come negli Stati Uniti.”
A essere preoccupato di un possibile ritorno dell'imprenditoria olearia italiana anche l'altro grande colosso oleario mondiale, la portoghese Sovena, che aveva già avviato delle partnership con Deoleo, come per lo stabilimento di Andujar.
Tutta la penisola iberica si è schierata dunque contro l'Italia.
Che ne sarà quindi di Deoleo, visto che il governo spagnolo si è detto contrario anche a operazioni finanziarie, quindi all'acquisizione da parte di fondi?
Due sole le ipotesi più accreditate al momento. La prima, che parte già sfavorita, è l'acquisizione delle quote da parte di Bunge, gruppo americano delle commodities. Sarebbe una risposta in grande stile all'acquisizione, da parte del competitor statunitense Cargill, del marchio dell'olioi d'oliva Leonardo.
Grande favorita è però una pista spagnola che porta a Dcoop. Dcoop, quando ancora si chiamava Hojiblanca, tentò di acuisire il controllo di Deoleo senza successo due anni fa. L'operazione fu bloccata dall'antitrust, nel silenzio del governo spagnolo. Oggi la situazione appare molto diversa, con Dcoop avrebbe l'esplicito benestare dell'esecutivo di Madrid. Non solo, il governo spagnolo, attraverso il fondo strategico nazionale, potrebbe partecipare direttamente all'operazione. Il 31% di Deoleo verrebbe così spartito: 50% a Dcoop, 25-30% al fondo strategico iberico e 20-25% a banche vicine al governo andaluso. Secondo fonti governative, il fondo strategico spagnolo entrerebbe nell'operazione soltanto come partner provvisorio, ovvero con l'impegno da parte di Dcoop di acquisire le sue quote nel volgere di qualche anno.
Un'operazione Made in Spain per difendere “gli interessi di olivicoltori e frantoiani spagnoli” come ha affermato Miguel Arias Cañete.
La libertà imprenditoriale europea è valsa solo fintanto che Deoleo, allora Sos Cuetara, ha acquisito Carapelli, Bertolli e Sasso. Ovviamente la Spagna non può veder minato il suo progetto, cullato per decenni, di dominare il mercato dell'olio d'oliva mondiale.
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