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Tutti contro la Gran Bretagna. No all'etichetta a semaforo
Si allarga il fronte dei contrari all'iniziativa unilaterale del Regno Unito di un'indicazione troppo semplicistica della salubrità degli alimenti. Già sedici paesi contrari nell'Unione europea e la questione verrà affrontata sotto la presidenza italiana
19 dicembre 2013 | T N
Nel primo semestre dell'anno prossimo si giocherà una partita importante e l'Italia, ma più in generale i paesi mediterranei, potranno restituire a Cameron lo sgarbo del suo veto all'obbligatorietà del tappo antirabbocco per le bottiglie d'olio.
Sarà infatti sotto la presidenza italiana che si giocherà la partita sull'etichetta a semaforo voluta nel Regno Unito per indicare la salubrità degli alimenti. Rosso, sconsigliato, arancione, da consumare con moderazione e verde, via libera, cibo salubre. Una semplificazione eccessiva rispetto a modelli alimentari e a diete che sono necessariamente più complessi e vari.
Dopo che l'Italia ha sollevato la questione, la protesta sta dilagando. Ad oggi i Paesi contrari sono quattordici. Il ministro delle Politiche agricole, Nunzia De Girolamo, durante il Consiglio Agricoltura dell'Ue, ha riferito di aver ottenuto il sostegno di altri cinque paesi membri (Ungheria, Bulgaria, Irlanda, Repubblica ceca e Polonia) oltre ai nove (Francia, Spagna, Cipro, Grecia, Romania, Portogallo, Lussemburgo, Slovacchia e Slovenia) che già si erano espressi a favore della posizione italiana durante il Consiglio Salute del 10 dicembre scorso.
Intanto il ministro degli Esteri, Emma Bonino, ha aperto un nuovo fronte scrivendo al collega britannico William Hague. La lettera del ministro Bonino al collega britannico il 13 dicembre, secondo quanto hanno riferito fonti diplomatiche, è in risposta a una lettera di Londra su una questione riguardante il British Council in Italia. Alla fine della lettera, secondo le fonti, Bonino ha colto l'opportunità per sollevare la questione del "semaforo" per i prodotti alimentari, sottolineando l'importanza della questione per l'Italia sul piano europeo e sollecitando l'attenzione del ministero degli Esteri britannico anche al livello dei rapporti bilaterali fra i due paesi.
De Girolamo, da parte sua, ha confermato che la battaglia continuerà con una nuova offensiva il 20 febbraio prossimo, nel Consiglio Competitività dell'Ue, che si occupa delle questioni riguardanti il mercato interno.
L'obiettivo è convincere la Commissione europea a mettere sotto esame il sistema volontario britannico, come un potenziale rischio per il mercato unico, e a ottenere che sia modificato.
Nel caso la Commissione fosse restia ad aprire una procedura di infrazione, la De Girolamo si dice pronta ad aprire un contenzioso politico, favorendo e finanziando un sistema di etichettatura Made in Italy per tutte i prodotti agricoli, su base privata e volontaria, ma che, di fatto, sarebbe una rottura degli equilibri europei.
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