Mondo

Il mondo apre gli occhi sulle truffe olearie, vere o presunte

Dopo un periodo di apparente disattenzione nei confronti di qualità e genuinità, ora si rafforzano sia i controlli sia le inchieste giornalistiche. In poche settimane tre casi: in Australia, Cile e Grecia

27 luglio 2013 | Graziano Alderighi

Inchieste giornalistiche in Cile e casi giudiziari in Australia e Grecia.

Non è solo in Italia che le frodi, vere e presunte, sull'olio extra vergine d'oliva fanno notizia e fanno discutere.

In poche settimane tre casi eclatanti, riportati sulla stampa di mezzo mondo.

Stavolta, questa è la buona notizia, l'Italia non viene nemmeno scalfita dagli scandali.

Partiamo dal più recente. In Grecia la situazione economica è così disastrosa che alcuni giovani hanno pensato di inventarsi un lavoro vendendo olio extra vergine d'oliva contraffatto. Quattro persone, di cui tre a Salonicco e uno ad Atene, sono stati tratti in arresto. L'accusa per i giovani di Salonicco era di vendere, attraverso il consolidato metodo del porta a porta, olio extra vergine d'oliva in realtà tagliato con olio di soia. Uno stile più aggressivo per invece il delinquente di Atene accusato dalla polizia di utilizzare metodi anche violenti pur di vendere il suo finto extra vergine, in questo caso olio di soia colorato con clorofilla, a industrie olearie e frantoi.

Non soia ma canola al 93% per un olio, etichettato come “Extra Virgin Olive Oil” e “100% Olive Oil”, venduto dalla MOI Foods, un'azienda con base in Malesia, che voleva vendere questo prodotto in Australia. A peggiorare la situazione il fatto che sull'etichetta appariva anche la provenienza, come “Mediterranean Blend”. L'azienda, pur non ammettendo colpe, ha pagato la sanzione e ribadito che il suo olio è una miscela di oliva e canola. MOI Foods consiglia questo prodotto per fritture e insalate.

Più complessa e controversa l'inchiesta giornalistica andata in onda in Cile, sul popolare Canale 13. Qui è coinvolto un brand di pregio e di prestigio a livello internazionale: Carbonell, che fa capo a Deoleo. Secondo quanto riportato dagli autori del servizio, Deoleo venderebbe come extra vergine dell'olio lampante. Deoleo, minacciando di adire a vie legali, ha offerto i propri tecnici per dimostrare, attraverso dati di laboratorio, che quanto venduto corrispondeva alle indicazioni in etichetta. Certo, al di là dell'accusa di contraffazione, tutta da dimostrare, gli autori del servizio l'hanno combinata grossa, anche perchè hanno incolpato Deoleo di vendere un prodotto che fa male alla salute, denuncia oggettivamente pretestuosa e dal puro sapore scandalistico.

I tre casi citati, seppure molto diversi, testimoniano tuttavia la crescente attenzione per qualità e genuinità dell'olio extra vergine d'oliva nel mondo.

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