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IL VINO E L’EXTRA VERGINE MADE IN ITALY OLTRE LE APPARENZE. IL CONFRONTO CON I COMPETITORS STRANIERI

In “Enotria” 2005 una serie di inchieste utili per gli operatori del settore. Quest’anno è la globalizzazione del mercato, oltre che l’agguerrita concorrenza dei Paesi emergenti, ad essere al centro dell’attenzione con le rispettive filosofie operative

16 aprile 2005 | Francesca Racalmuto

“Enotria” è il prestigioso e autorevole annuario edito dall’Unione italiana vini diretto da Marco Mancini. Ad ogni edizione corrisponde un tema di riferimento da cui si snocciolano le varie inchieste. Quest’anno le attenzioni sono rivolte al mondo vinicolo italiano in relazione ai vari competitors stranieri. Un tema quanto mia attuale e ricco di non poche sorprese, talvolta amare e preoccupanti. Imprenditori e professionisti del settore hanno detto la propria definendo un quadro d’insieme mettendo in giusta evidenza tutte le problematiche e chiarendo le filosofie produttive e le logiche di distribuzione e di comunicazione di quei Paesi direttamente concorrenti con il nostro.

Il mondo, si sa, si apre alla globalizzazione dei mercati e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. La questione di fondo è la seguente: come reagisce la filiera vitivinicola italiana ai mutamenti degli scenari?
Da qui le inchieste a firma di Guido Montaldo Carlo Flamini, Nicolò Regazzoni, Elisabetta Tosi e Bruno Donati per il comparto vino. Quindi di Luigi Caricato sul fronte del comparto oleario e di Luciano Imbriani sul più ampio fronte gastronomico.



Il servizio di apertura è sul vigneto Italia. “E’ tempo di maquillage” recita senza mezzi termini il titolo. Il proposito da cui partire è la “costruzione” di una vigna efficiente, con minori costi, migliore qualità e più competitività. E’ ciò che d’altra parte chiede a gran voce il mercato, e anzi lo esige il confronto stesso con il cosiddetto Nuovo Mondo, laddove i bassi costi di manodopera, le grandi estensioni delle superfici vitate e la più alta meccanizzazione favoriscono le operazioni colturali. L’inchiesta fa luce sulle considerazioni dei vari protagonisti della filiera.

Più avanti vi è invece un servizio che mette a confronto l’enologia del Vecchio e del Nuovo mondo, con le differenti filosofie operative, non solo su un piano puramente tecnico. Quindi si affronta la questione della logistica, un aspetto certamente non trascurabile, considerando il fatto che incide notevolmente sul grado di competitività delle aziende, sia per contenere al massimo i costi, sia per offrire un miglior servizio ai clienti. Inoltre, altro aspetto messo al vaglio, è il marketing e la comunicazione. Non importa infatti limitarsi a fare la qualità, questa deve essere fatta percepire anche dagli operatori commerciali e dagli stessi consumatori. La comunicazione è dunque una strategia fondamentale e determinante. Infine, c’è d a segnalare il complesso tema dei listini. Qual è il prezzo giusto della qualità? Il consumatore tende oggi a privilegiare la strada del risparmio. Ecco allora i produttori, i ristoratori gli enotecari e gli agenti di commercio a confronto per trovare una possibile soluzione. “Il costo di una bottiglia – si legge – è molto di più di una somma algebrica di fattori”.

Sempre sul fronte del vino sono poi da segnalare sia il discorso relativo alla qualità delle annate, sia l’inchiesta sugli italiani e il vino, con i risultati di trecento interviste svolte tra Milano, Roma e Napoli su grado di conoscenza del vino, criteri di acquisto e prezzi: ne viene fuori un quadro utile per comprendere le tendenze attuali e orientarsi meglio nelle strategie di vendita.

Discorso a parte per l’olio extra vergine di oliva, con il consueto servizio a firma di Luigi Caricato. La domanda di partenza è la seguente: “Possiamo ancora definirci il Paese olivicolo per eccellenza di fronte alla concorrenza sempre più agguerrita di Spagna, Grecia e Nuovo mondo, ben più determinati nel guadagnare consensi, forti anche di notevoli e recenti investimenti? Oltre all’analisi della situazione attuale, si dà voce ad alcuni tra i protagonisti della scenario oliandolo nostrano, da Lamberto Baccioni dell’Alfa Laval (“Puntare a una qualità differenziata”) a Riccardo Gucci (“Il primato italiano è fatto dalla storia, ora bisogna mantenerlo”), da Antonio Cimato (“La biodiversità resta la carta vincente del futuro dell’olivo”) a Francesco Visioli (“Anche nel campo della ricerca, attenzione alla Spagna”).

Luciano Imbriani invece offre ai lettori di “Enotria” il vademecum del gourmet per una tavola senza confini. E come al solito lo spazio riservato alla cultura non manca, con un invito ragionato alla lettura a cura di Luigi Caricato, che traccia il percorso verso una biblioteca ideale per la ruralità: “profumi, colori, umori della terra e dei suoi uomini si devono sentire prima dentro”, si legge. Mentre, con Alfredo Ferruzza, fa capolino il sommo poeta Dante che si confronta con la vite e il vino: “Guarda il calor del sol che si fa vino, / giunto all’omor che de la vite cola”

Non dimentichiamo infine di segnalare l’appendice conclusiva a firma di Franca Ciccarelli dell’Ismea, dedicata ai dati statistici del settore.

Insomma, ci sono letture preziose in questa edizione di “Enotria”, come pure nelle precedenti. Sia quella di cui abbiamo scritto, sia le altre sono disponibili richiedendole al seguente indirizzo mail: promozione.sviluppo@uiv.it

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