Mondo
Per diventare bio il vino ha bisogno di una scossa
Il ministro Romano si è impegnato a riaprire il dossier sul disciplinare di produzxione di vino bio affinchè anche in questo settore possa essere utilizzato il logo Ue
17 settembre 2011 | Ernesto Vania
Interessa prevalentemente ai Paesi del Mediterraneo ma il dossier è fermo nei cassetti della Commissione europea da mesi senza che venga compiutamente esaminato.
Parliamo del vino biologico, una definizione che non esiste, visto che la normativa vigente autorizza solo la dicitura "vino prodotto da uve da agricoltura biologica".
Lo scoglio, opposto fermamente dai Paesi del Nord Europa, per introdurre il vino bio è soprattuto il limite sull'uso e contenuto di anidride solforosa.
Il settore dell'agricoltura biologica "sta assumendo un ruolo sempre piu' strategico per il nostro sistema agroalimentare e la mancanza di regole europee sulla vinificazione biologica fa venir meno delle opportunita' importanti per le nostre imprese", ha dichiarato il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Saverio Romano.
"Questa mattina ho inviato una missiva ai ministri dell'Agricoltura dei diversi Paesi del Mediterraneo per provare a definire una strategia comune su una questione che - spiega - assume sempre piu' rilievo". "Con questa nota abbiamo chiesto ai diversi ministri di sostenere, in maniera congiunta, una posizione che non discrimini i produttori dei Paesi mediterranei e che garantisca il consumatore europeo sulle qualita' del vino biologico". Su questo tema, ha concluso Romano, "abbiamo gia' avanzato proposte concrete e auspichiamo che anche questa iniziativa possa contribuire a realizzare una politica europea sempre piu' attenta alle esigenze dei produttori mediterranei"
“L’impegno per il raggiungimento degli obiettivi della sostenibilità non è più una scelta, ma un dovere, se si vuole preservare e proteggere la vitivinicoltura mondiale”. Lo ha detto il presidente della Confagricoltura Mario Guidi, intervenendo, a Montefalco, al convegno “The new green devolution”, organizzato da Confagricoltura Umbria.
Guidi ha ricordato che il tema già da qualche anno è fra le priorità nelle discussioni in ambito OIV. E proprio l’Organizzazione internazionale della vite e del vino, ha già approvato linee guida per la vitivinicoltura sostenibile, definendone gli obiettivi: produrre uve e vini che rispondano alla domanda di sicurezza, proteggere la salute dei consumatori e dei produttori, limitare gli impatti ambientali, privilegiare i processi di regolazione naturale e una vitivinicoltura sostenibile, mantenere la biodiversità degli ecosistemi, limitare l’uso dell’energia, gestire i rifiuti, preservare e valorizzare il paesaggio.
Anche se la Commissione europea non ha ancora elaborato una normativa specifica, sulla base delle risoluzioni dell’OIV (Organizzazione internazionale della vite e del vino), presto questo tema sarà sul tavolo del legislatore europeo. “E’ importante - ha detto il presidente di Confagricoltura - da parte nostra non subire le decisioni, ma partecipare attivamente al processo di scrittura dei testi normativi, con proposte concrete. Il nostro Paese potrebbe avere una posizione di leadership a livello europeo sulle norme sostenibili. In Italia la biodiversità è molto spiccata, il paesaggio viticolo, è generalmente preservato e valorizzato ed il clima ci agevola nella gestione delle fitopatie piuttosto contenute”.
La formazione e la creazione di una rete regionale o nazionale, per favorire lo scambio di informazione e protocolli, tenendo conto delle specificità locali e territoriali, sono i due strumenti fondamentali, a parere di Confagricoltura, per realizzare nel nostro Paese un sistema di vitivinicoltura sostenibile all’avanguardia.
FederBio sostiene l’iniziativa del Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Francesco Saverio Romano, a favore di un regolamento europeo sul vino biologico, l’unico prodotto che non ha ancora una normativa specifica che consenta l’uso del logo europeo dell’agricoltura biologica.
“L’Italia è il primo produttore ed esportatore mondiale di vini biologici. Nonostante questo, da troppo tempo i nostri produttori sono penalizzati dal rispetto di norme sull’etichettatura che in molto Paesi europei vengono disattese da sempre, oltre che dai limiti imposti all’utilizzo dei mosti concentrati rettificati dalla lobby dei Paesi che utilizzano lo zuccheraggio”. Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio, è intervenuto apertamente a sostegno dell’azione del ministro Romano che ha scritto ai suoi colleghi dei Paesi Mediterranei della UE invitandoli a sostenere l’approvazione di una normativa che non discrimini i produttori vitivinicoli e che dia garanzie al consumatore europeo sulle qualità del vino biologico.
“L’Italia ha un peso in Europa del tutto inadeguato al proprio ruolo di Paese leader nel settore del biologico – continua Carnemolla – per questo FederBio plaude e appoggia l’iniziativa del ministro Romano di scendere in campo direttamente con la proposta di una strategia comune con gli altri Paesi mediterranei a cominciare dal dossier sul regolamento del vino biologico”.
“Mi auguro quindi – conclude Carnemolla - che l’iniziativa del Ministro possa rimettere al centro il punto di vista dei principali Paesi produttori e finalmente si possa giungere a un compromesso accettabile, nell’interesse delle molte imprese italiane che da tempo ormai hanno investito nel biologico senza poterlo adeguatamente valorizzare su un mercato dove è sempre più frequente la presenza di vini bio anche da altri continenti”.
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