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IL NUOVO ROMANZO DI BEVILACQUA. LE COSE CHE ABBIAMO DENTRO E NON SIAMO RIUSCITI A DIRCI

"Lui che ti tradiva" ci insegna un alfabeto per dire le nostre parole interiori, il modo di pronunciarle per sentirci meno soli nel mistero esistenziale

10 novembre 2006 | T N

Tu che mi ascolti fu il saluto terreno che Alberto Bevilacqua diede alla madre Lisa da poco scomparsa con la certezza, in queste pagine tanto più motivata, che il dialogo con una persona cara può continuare oltre i confini con l'aldilà.

Con la premessa di Tu che mi ascolti, che ha coinvolto e confortato un così vasto numero di lettori, lo scrittore protagonista ci offre ora la prova più avvincente della sua certezza, svelandoci le confessioni fatte alla madre dopo che, durante la sua esistenza, non ha mai potuto aprirle veramente il proprio animo per non turbarla nel suo male depressivo. Si tratta delle lotte che si affrontano nella quotidianità, confidate per ricevere aiuto. Ma, soprattutto, dei segreti, anche sconcertanti, difficilmente confessabili, che Lisa ignora e che ora ha il diritto di conoscere, con il suo immenso potere di capire, di perdonare.

Presente e passato si fondono in un'attrazione magnetica, medianica, che incanta e trascina il lettore. Ciascuno di noi vi si trova specchiato. Quante cose ci sono rimaste dentro e non siamo riusciti a dire a chi ci ha dato la vita. Lui che ti tradiva ci insegna un alfabeto per dirle, per sentirci meno soli nel mistero esistenziale. Il protagonista è un figlio non voluto dal padre: "il Mario", affascinante ufficiale dell'aviazione durante la dittatura, protagonista di memorabili imprese aviatorie, adulato dalle donne, donnaiolo impenitente. Egli non interrompe mai il rapporto con Lisa, che più di ogni altra accende la sua sensualità, ma la sposa solo dopo anni dalla nascita del figlio: anni durissimi che vedono Lisa difendere la vita della sua creatura contro tutto e tutti, e affrontare da sola enormi difficoltà di sopravvivenza. Una lotta che la porterà, di clinica in clinica, a periodiche crisi depressive. Il protagonista, da adolescente, è così costretto a una maturità precoce, ad assumere ruoli da adulto, fino a fare spesso le veci del padre: lui, sì, uomo-bambino. Anche dopo il matrimonio, infatti, il Mario continua a essere calamitato dalle sue imprese eclatanti e dalle sue tante amanti a cui sessualmente non può rinunciare.

Poche volte è stato interpretato con tanta intensità il tema del tradimento, groviglio rivelatore della persona, specie nei tempi che stiamo vivendo. Il protagonista cresce in polemica col padre, di cui contrasta l'egoismo di uomo di successo, l'immaturità che lo porta a tradire. Lo spinge il proposito di far crescere nel Mario il sentimento dell'amore unico e vero. Quell'amore che Lisa continua a nutrire profondamente per lui. Il traditore è, fatalmente, anche un tradito. Dopo la guerra il Mario - il cui unico errore è consistito nel voler vivere con leggerezza le mille vite in una - subisce l'Epurazione, l'oltraggio di questo provvedimento ambiguo, mentre molti, veri colpevoli della dittatura salvano facilmente se stessi. Nell'umiliazione egli trova la via della propria coscienza, ed è allora che il figlio, standogli accanto, può diventare sinceramente il padre del proprio padre. La triade padremadre- figlio si ricompone in unità.
Ma la vicenda personale mai cessa di allargarsi fino ad abbracciare l'essenza del nostro tempo, sollecitando la solidarietà verso chi ci svela a noi stessi. Seguendo il filo rosso del tema dominante: la nascita della vita contrastata dall'umano disamore.



Alberto Bevilacqua, Lui che ti tradiva, Mondadori, pp. 240, euro 17

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