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Nutrire il bene è nutrire il pianeta, senza bioreattori

Nutrire il bene è nutrire il pianeta, senza bioreattori

Il cibo è un sistema biologico complesso per il suo rapporto con un essere vivente dotato di intelligenza e di voglia di fare. Ci dobbiamo convinvere che è, bellezza, salute,, tradizione, convivialità e, anche, storia e cultura

26 marzo 2026 | 17:00 | Pasquale Di Lena

Non tutti i lavori sono uguali, visto che ci sono lavori che non generano solo fatturato ma coinvolgono  i protagonisti, i dipendenti,  e decidono del loro benessere nel momento in cui essi, quali persone, sono corpo e mente, azione e pensiero, strettamente collegati. Alimentare il corpo vuol dire alimentare la mente.

In pratica “Nutrire il Bene”. Il titolo del libro di Ornella Tiziana Arena, psicologa clinica delle organizzazioni CHO, Business  Coach, esperta formatrice, studiosa e ricercatrice spirituale, e, di Gianfrancesco Meale, Business  Coach  e Innovation Manager, Tecnologo Alimentare. Come creare un ambiente di lavoro positivo, che fa esprimere felicità e benessere e come produrre e mettere a disposizione un cibo che abbia a cuore, con la salute dell’ambiente, quella dell’intera umanità. Il lavoro nel settore agroalimentare - affermano i due bravi autori – rende possibile quest’obiettivo grazie a un’alimentazione sana, che è il risultato di un’insieme di processi produttivi e di trasformazione, che vedono la nostra madre terra grande protagonista, con un mondo, quello dell’agricoltura, che rischia - nel tempo che domina la tecnica e, con essa, il denaro - di perdere attori e comprimari di un teatro, il territorio che, con l’agricoltura,  la selvicoltura e gli allevamenti, alimentano la vita  

La parte basilare della grande filiera, l’Agroalimentare, che il sistema, il neoliberismo delle banche e delle multinazionali, delle guerre e delle distruzioni, che negano il domani a milioni e milioni di persone, tanti bambini e tante mamme, e riducono, ogni secondo che passa, il suolo con la sua fertilità, e, con esso, il territorio con la sua biodiversità . Il tesoro unico di valori e risorse, e, non solo, il custode delle radici che sono la base della vita, l’espressione della natura, che il sistema maltratta con la crisi del clima. Una crisi sempre più pesante che persone abbiette negano per dare continuità al business, la loro sola unica ragione di vita. Gli stessi soggetti che stanno investendo migliaia di miliardi di dollari sul cibo “coltivato”, in verità artificiale, visto che è tutto prodotto in laboratorio con robot guidati da intelligenza artificiale, non adatti a “Nutrire il Bene”, in mancanza di persone, cioè di esseri che hanno bisogno non di sopravvivere ma di vivere, e, come tale, di godere – come sopra veniva detto – di un’alimentazione capace di raccontare il territorio, l’origine della qualità.

Il cibo di cui parla i libro “Nutrire il bene” non è– come sopra veniva detto - il prodotto di un bioreattore, guidato da un robot ben costruito, ma terra, natura con le persone protagoniste quali  “radici vitali del lavoro e della qualità del cibo” . Uno straordinario investimento di capitale umano, che il neoliberismo predatorio e distruttivo – per mancanza del senso del limite e del finito – nega.

Il cibo è un sistema biologico complesso per il suo rapporto con un essere vivente dotato di intelligenza e di voglia di fare. E, per noi, che ci siamo nutriti di cibo, non solo a tavola, ma, anche e soprattutto, sui libri, ci siamo convinti che è, bellezza (paesaggio, biodiversità), salute (ambiente), tradizione (festa, cucina), convivialità (tavola) e, anche, storia e cultura. In pratica Territorio, che, per il nostro Paese, vuol dire oltre 8mila territori; origine di 900 indicazioni geografiche Dop, Igp, Stg e una riserva di oltre 5.000 prodotti tipici. Un patrimonio vincente perché capace di prendere il consumatore per la gola e, così, renderlo visitatore, turista proprio là dove il territorio è abbandonato e fa vivere allo spirito del luogo “Genius loci” una insopportabile solitudine

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