Libri
Il cibo, patrimonio di storia, cultura, tradizioni
Il libro che racconta il cibo quale identità, arte, passione, memoria, convivialità, emozione, bontà di un territorio. Il cibo raccontato da un maestro della cucina, Maurizio Santilli
02 aprile 2026 | 13:00 | Pasquale Di Lena
E’ passato un po' di tempo dalla presentazione, a La Fiera di Ottobre di Larino dello scorso anno, del libro de ”L’ALCHIMISTA DEL GUSTO”, Maurizio Santilli e del suo “Viaggio tra memorie, sapori e incontri” nelle 20 Regioni di una “Italia invisibile che lascia il segno”.
Un libro, uscito per la Di Castro editori in Isernia, che parla della “Cucina Italiana”, non come un elenco di ricette, ma come patrimonio di storia, cultura, tradizioni. Un insieme di valori e, anche, di risorse, espresse da mille e mille territori di quel territorio unico per bellezza e bontà che è lo stivale Italia con le sue piccole e grandi isole, le sue montagne, le sue colline, le sue pianure e i suoi mari. Un libro che. grazie al vissuto dell’autore, maestro di cucina, racconta il cibo come creatività gastronomica, identità socio-culturale condivisa, espressione di piacere, gusto della bontà che esso esprime. E lo fa anticipando la decisione dell’Unesco, espressa il 5 dicembre 2025 a Nuova Delhi, che, per le stesse ragioni, riconosce la “Cucina italiana” patrimonio culturale immateriale dell’Umanità. Una conferma della identità della Dieta Mediterranea e del suo primato, da anni, a livello mondiale.
Il libro spiega l’origine della qualità, il territorio, con Santilli che racconta una frase, “la bontà è nelle radici, le stesse che bevono memoria”, che soleva ripetere, parlando del vino, lo zio Peppino della sua Palena in Abruzzo . Ma non basta- come bene sottolinea l’autore – la qualità dell’origine per appagare il gusto se non c’è il cuoco, l’alchimista del gusto, il costruttore di un piatto che pensa anche a chi lo deve mangiare e gustare. L’esempio dell’esperienza vissuta in Inghilterra di una cucina, tutta molisana, in onore di Umberto Eco in occasione della presentazione del suo ultimo libro, con a preparazione di un primo piatto, uno spaghetto quadrato cndito con cime di rape, vongole veraci e ventricina, quella di Montenero di Bisaccia. Un primo poi noto come “Spaghetto Eco”. Questa memoria e altre , ben raccontate, come le due colazioni , i due pranzi e le due cene preparate in treno per i 662 ospiti in viaggio per Lourdes; la scoperta dell’aglio nero; la partecipazione a TV 2000 per interpretare, con i produttori molisani, “Sette note di gusto” con la musica che riesce a trasformare il cucinare in “un’esperienza completa , tra vibrazioni dell’animo e sapori del cuore”; l’esperienza che l’autore fa quale giudice del Concorso “La cucina tradizionale” che si è svolto all’interno delle carceri di Larino con 32 dei suoi ospiti protagonisti, che fa capire che il cibo è davvero identità ed emozioni. Leggere il libro “l’alchimista del cibo” serve non solo per capire il perché del riconoscimento Unesco e le ragioni che fanno dell’Italia il paese più rappresentativo della Dieta Mediterranea, ma per rendersi conto dello spirito del luogo “genius loci”, cioè dell’anima autentica di un piccolo o grande territorio, della sua agricoltura, selvicoltura, pesca e dei protagonisti di queste attività, unitamente alle donne con le loro mani sapienti. L’insieme che vede l’Italia prima al mondo in quanto a biodiversità, soprattutto per gli oiivi, la vite, i cereali, la frutta, con ben 900 prodotti Dop, Igp e Stg e, con una riserva enorme, pari a 5300, di prodotti tipici. Valori straordinari, autentici, che sanno animare il racconto, la capacità di rendere vincente una strategia di promozione e valorizzazione del nostro patrimonio enogastronomico così legato, al territorio, il grande tesoro bene comune, sempre più fonte di turismo, grazie alla buona tavola, fonte di conviviaà e socializzazione. A sviluppare questo tema con una propria esperienza vissuta con le visite e lo studio delle realtà espresse dalle 20 regioni italiane con una sottolineatura per ognuna nel segno di un’identità. Interessante è il capitolo “Tradizione sotto attacco --l’Europa e il declino dell’identità agroalimentare italiana” con l’invito a “proteggere ciò che siamo”. Non meno i capitoli dedicati all’olio evo, al vino e al grano un protagonista, non solo nel mondo della ristorazione e dell’enogastronomia, ma anche del mondo olivicolo, quale vicepresidente dell’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio, che il Molise, con la sua Larino, ha battezzato il 17 dicembre del 1994.
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