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A rischio la salute dell'apparato digerente degli italiani con troppi cibi ultraprocessati

A rischio la salute dell'apparato digerente degli italiani con troppi cibi ultraprocessati

Presentate alla Camera le più recenti evidenze scientifiche sul consumo di alimenti ultra-processati. Entro fine anno la Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva pubblicherà un position paper. Gli esperti invitano a riscoprire la dieta mediterranea come strumento di prevenzione

16 luglio 2026 | 12:00 | C. S.

I cibi ultra-processati occupano una quota sempre più consistente dell'alimentazione quotidiana e rappresentano una delle principali sfide per la salute pubblica. A richiamare l'attenzione sul fenomeno è la Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva (SIGE), che ha illustrato alla Camera dei Deputati le più recenti evidenze scientifiche sul rapporto tra questi alimenti e la salute dell'apparato digerente. Le conclusioni confluiranno in un position paper della Società, la cui pubblicazione è prevista entro la fine dell'anno.

Secondo i dati presentati dagli esperti, nei Paesi ad alto reddito gli alimenti ultra-processati arrivano a fornire fino al 50-60% dell'apporto energetico giornaliero. Un trend che coinvolge sempre più anche l'Italia, dove l'adozione di modelli alimentari di tipo occidentale sta progressivamente sostituendo le abitudini della dieta mediterranea, da tempo riconosciuta per i suoi benefici sul metabolismo e per le proprietà antinfiammatorie.

Gli alimenti ultra-processati sono definiti dalla classificazione NOVA come formulazioni industriali costituite prevalentemente da sostanze estratte dagli alimenti e combinate con additivi quali emulsionanti, conservanti, coloranti e dolcificanti, con una presenza minima o nulla di alimenti integri. L'obiettivo è renderli più appetibili, pratici e conservabili nel tempo.

Tra i prodotti più comuni rientrano snack dolci e salati, piatti pronti, carni lavorate, bevande zuccherate e numerosi prodotti confezionati. Anche alcuni yogurt alla frutta possono essere classificati come ultra-processati, a seconda della composizione e del livello di trasformazione industriale.

«L'antico adagio "siamo quello che mangiamo" non è mai stato così attuale e scientificamente fondato come oggi», ha dichiarato il professor Edoardo Giannini, presidente della SIGE, direttore della Clinica Gastroenterologica dell'Università degli Studi di Genova e dell'IRCCS Ospedale Policlinico San Martino. «La salute del nostro organismo, a partire dall'apparato digerente, si costruisce a tavola attraverso scelte alimentari informate e consapevoli. Valutare e controllare ciò che immettiamo nel nostro organismo è il primo e più potente atto di prevenzione a nostra disposizione».

Per gli specialisti, promuovere un'alimentazione basata su alimenti freschi o minimamente trasformati e recuperare i principi della dieta mediterranea rappresenta una strategia fondamentale non solo per preservare la salute dell'apparato digerente, ma anche per prevenire numerose patologie croniche, in linea con le più recenti raccomandazioni europee che puntano a rafforzare il ruolo della prevenzione nella tutela della salute.

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