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I vini della Valpolicella affrontano la crisi, il 2025 chiude a 57,5 milioni di bottiglie

I vini della Valpolicella affrontano la crisi, il 2025 chiude a 57,5 milioni di bottiglie

Flessione per tutte le tipologie, dall'Amarone al Ripasso. La Valpolicella si conferma però globale: i prodotti sono esportati in 87 Paesi, segnale di una domanda internazionale che resta vivace

14 luglio 2026 | 11:00 | C. S.

Un 2025 in leggera flessione per la denominazione Valpolicella, che chiude l'anno con quasi 57,5 milioni di bottiglie imbottigliate, segnando un calo del 3% rispetto al 2024. I dati, illustrati in Regione Veneto in occasione della presentazione della sesta edizione del Valpolicella Annual Report del Consorzio di Tutela, raccontano di un comparto che sceglie consapevolmente di non inseguire i volumi, ma di puntare sulla qualità e sul valore del marchio.

La contrazione ha interessato tutte le tipologie: l'Amarone e il Recioto si fermano a 13,58 milioni di bottiglie (-2,4%), il Valpolicella Ripasso scende a 27,37 milioni (-3,7%), mentre il Valpolicella base registra 16,50 milioni di pezzi (-2,7%).

Sul fronte produttivo, la vendemmia ha fatto registrare 840.510 quintali di uva, di cui 327.545 destinati all'appassimento – il processo che dà vita ai grandi vini rossi della denominazione. La superficie vitata si conferma stabile a 8.614 ettari, a testimonianza di un territorio che non cerca espansioni selvagge ma tutela il proprio patrimonio.

A livello geografico, è Verona a detenere il primato con il 15% della superficie, seguita da Negrar e San Pietro in Cariano, entrambi al 13%, e da Illasi all'11%. Questi quattro comuni, da soli, concentrano oltre la metà del vigneto della denominazione (52%).

Il dna ampelografico resta fortemente identitario: la Corvina rappresenta il 56% della superficie rivendicata, mentre Rondinella e Corvinone si attestano al 19% ciascuna. Stabile al 2% la Molinara, che pure continua a fare parte della tradizione.

Sul fronte commerciale, il Valpolicella si conferma vino globale: i prodotti sono esportati in 87 Paesi, segnale di una domanda internazionale che resta vivace nonostante le difficoltà congiunturali.

A commentare i dati è stato il presidente del Consorzio, Christian Marchesini: «La congiuntura internazionale richiede oggi una responsabilità ancora maggiore. Il nostro compito non è inseguire i volumi, ma preservare il valore della denominazione – ha dichiarato –. Solo così possiamo garantire un futuro sostenibile ai nostri produttori e al territorio».

All'incontro ha preso parte anche il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, secondo cui «la qualità e l'identità di un prodotto sono la forza per sostenerne il valore sul mercato». Un concetto ripreso dal consigliere regionale Alberto Bozza, che ha ricordato le sfide legate alle tensioni geopolitiche internazionali e ha sottolineato l'importanza della candidatura Unesco per il rito della messa a riposo delle uve, elemento identitario che potrebbe dare ulteriore prestigio a tutta la denominazione.

In un contesto di mercato sempre più competitivo, la Valpolicella sceglie quindi la strada della qualità, della tutela del territorio e della valorizzazione delle proprie radici. Un percorso che, se i dati sulle quantità registrano un leggero arretramento, punta a rafforzare il posizionamento del marchio sui mercati più esigenti del mondo.

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