Italia
La birra cresce cresce nonostante le sfide: consumi stabili e boom del low-alcol
Nonostante un contesto economico complesso e una lieve flessione dei volumi, il settore brassicolo italiano dimostra una notevole capacità di tenuta. A trainare la ripresa è il segmento delle birre senza alcol, che quasi raddoppia la propria quota di mercato. Ma gli imprenditori lanciano un allarme: servono politiche fiscali eque e un rilancio del canale Horeca per non perdere competitività
24 giugno 2026 | 18:45 | C. S.
In una giornata dedicata al comparto, AssoBirra ha riunito a Roma imprese, filiera e istituzioni per fare il punto sullo stato di salute della birra in Italia. L’evento, intitolato “Birra, un ecosistema per la crescita”, ha messo in luce i dati dell’Annual Report 2025, dipingendo il ritratto di un settore che, pur messo alla prova da consumi stagnanti e pressione sul potere d’acquisto, continua a rappresentare una colonna portante dell’economia nazionale.
Con oltre 112.000 addetti lungo tutta la catena del valore e un impatto economico che supera i 10 miliardi di euro, la filiera brassicola si conferma un asset strategico. Tuttavia, il 2025 ha registrato un consumo totale di 21,2 milioni di ettolitri, segnando un calo del 2,5% rispetto all’anno precedente. Un dato che fotografa un momento di transizione, ma che non scalfisce la sostanziale tenuta rispetto al periodo pre-pandemico.
Il vero dato eclatante arriva dalle tendenze di consumo. Mentre il mercato generale arranca, le birre low e no alcol vivono un’autentica esplosione: la loro quota è quasi raddoppiata in un solo anno, passando dal 2,1% al 3,9% del totale. Una crescita di oltre l’85% che racconta il cambiamento degli stili di vita e una nuova attenzione dei consumatori verso prodotti leggeri e dissetanti.
Le sfide di un comparto in trasformazione
A frenare l’entusiasmo, però, ci sono alcune dinamiche di mercato preoccupanti. Il canale Horeca (ristoranti, bar e hotel), dopo la ripresa post-Covid, mostra segni di rallentamento con un calo del 5,2% rispetto al 2024. Ancora più significativo è il dato sulla produzione nazionale, che ha subito un’erosione a favore della concorrenza estera, segnando un -2,5% e attestandosi a 16,8 milioni di ettolitri. Anche l’export ha subito una flessione del 6%, mentre le importazioni restano su volumi elevati (7,5 milioni di ettolitri), segno di una competitività che va assolutamente ritrovata.
"La birra continua a intercettare bisogni diversi e a mantenere una forte accessibilità – ha dichiarato Federico Sannella, Presidente di AssoBirra –. Tuttavia, per continuare a crescere è necessario un salto di qualità collettivo. Dobbiamo fare sistema, sostenere il rilancio dell’Horeca e creare un quadro fiscale e regolatorio più favorevole per le imprese. La birra può dare molto al Paese, ma ha bisogno di una visione industriale chiara e di un’alleanza stabile tra imprese e istituzioni".
Le priorità: fiscalità, innovazione e capitale umano
Nel corso della tavola rotonda, a cui ha preso parte anche Federico Eichberg, Capo di Gabinetto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, sono emerse le priorità per il futuro. Oltre alla revisione della fiscalità, ritenuta ormai imprescindibile, gli operatori puntano su investimenti in sostenibilità, digitalizzazione e innovazione di prodotto.
Non meno importante è il tema del capitale umano. Secondo Sannella, il settore deve diventare attrattivo per i giovani talenti, potenziando le competenze legate alla transizione ecologica e all’innovazione. "Il settore birrario – ha concluso il Presidente – può essere un laboratorio virtuoso capace di coniugare crescita industriale e responsabilità sociale, ma serve un impegno sistemico che coinvolga tutti gli attori della filiera".
La birra in cifre
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Consumi totali: 21,2 milioni di ettolitri (-2,5% sul 2024)
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Produzione nazionale: 16,8 milioni di ettolitri (-2,5%)
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Export: 3,1 milioni di ettolitri (-6,0%)
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Import: 7,5 milioni di ettolitri (-3,8%)
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Consumo pro capite: 35,9 litri
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Quota low/no alcol: 3,9% del mercato (+85% rispetto al 2024)
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