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Più valore a scaffale: l’ortofrutta cerca nuove alleanze

Più valore a scaffale: l’ortofrutta cerca nuove alleanze

La Grande Bellezza Italiana sviluppa collaborazioni con industria e Gdo per ampliare le occasioni di consumo. A Macfrut la presentazione di progetti concreti come la pizza al Radicchio di Verona Igp

29 aprile 2026 | 11:00 | C. S.

L’ortofrutta deve uscire dal reparto per crescere, oppure integrare al proprio interno nuove merceologie e logiche di consumo, costruendo uno scambio mutualistico di valore con altri comparti dell’agroalimentare. È su questa direttrice che si gioca oggi una parte decisiva della competitività futura del settore: non solo produzione e qualità, ma capacità di entrare in modo più strutturato nelle scelte alimentari quotidiane.

È la strategia che guida l’azione de La Grande Bellezza Italiana, la rete d’imprese che aggrega alcune delle principali filiere ortofrutticole italiane e che sta lavorando per costruire un modello capace di ampliare le occasioni di consumo e rafforzare il ruolo del prodotto fresco all’interno dell’offerta retail. Ed è proprio questo il messaggio - accompagnato da progetti concreti - che ha portato al Macfrut. 

Nel primo giorno riflettori puntati sui prodotti del Fucino, tra cui la Patata del Fucino IGP e la Carota del Fucino IGP, presentati attraverso il legame tra territorio, storia agricola e utilizzo in cucina. Nel secondo, grazie alla collaborazione con Roncadin e RoncaLab per la pizza al radicchio di Verona IGP, si è dato spazio a un esempio concreto di come una produzione ortofrutticola distintiva possa diventare ingrediente qualificante in un prodotto ad alto contenuto di servizio. La terza giornata ha valorizzato la pasta di Stigliano e il pomodoro pugliese, unendo una pasta con oltre 200 anni di storia a uno dei prodotti simbolo del Made in Italy agroalimentare. 

Dalla materia prima alla soluzione di consumo

Da sola, anche un’ortofrutta di qualità rischia di restare confinata a un consumo poco evoluto. Per crescere, deve diventare parte di proposte più complete, dove origine, servizio e facilità d’uso si integrano in modo coerente. In questa logica, le collaborazioni con l’industria agroalimentare rappresentano un passaggio chiave: l’inserimento di ingredienti ortofrutticoli distintivi in prodotti ad alto contenuto di servizio dimostra come le tipicità possano diventare leve concrete di differenziazione anche al di fuori del reparto.

Il tema è stato approfondito anche nel workshop “Alla conquista di quote di pancia”, che si è tenuto mercoledì 22 aprile con la partecipazione di Paola Bertin, Marketing & Communication Coordinator di Roncadin, Stefano Di Noia, Responsabile Commerciale di RoncaLab, e Pietro Terlingo di Coop Alleanza 3.0.

Il ruolo della Gdo

Per la distribuzione moderna, questo approccio apre uno spazio strategico. L’ortofrutta può evolvere da semplice categoria a leva trasversale, capace di dialogare con altre merceologie e generare nuove occasioni di acquisto. Significa lavorare su assortimenti più integrati, su proposte che uniscano qualità e servizio e su una valorizzazione più leggibile di origine e stagionalità, con effetti diretti su rotazioni e marginalità.

La Grande Bellezza Italiana nasce proprio per dare forza commerciale e narrativa a produzioni che, singolarmente, possono incontrare difficoltà a raggiungere i volumi richiesti dalle politiche di assortimento delle insegne. 

“Il nostro obiettivo è favorire alleanze tra aziende ortofrutticole e altri protagonisti dell’industria agroalimentare per valorizzare il Made in Italy e rendere più comprensibile il valore dei nostri prodotti”, dichiara Leonardo Odorizzi, Strategy Manager di La Grande Bellezza Italiana. “Oggi competiamo per quote di pancia e quote di attenzione. Per questo dobbiamo superare le divisioni tra imprese e proporre alla distribuzione soluzioni che parlino in modo chiaro al consumatore”.

“La forza della rete è presentarci alla Gdo con una proposta fondata su qualità, stagionalità e riconoscibilità - aggiunge Odorizzi - Possiamo contribuire a qualificare il reparto, ma anche a costruire nuove connessioni con altre categorie, portando valore lungo tutta la filiera”.

Costruire consumo, non solo prodotto

Per l’ortofrutta italiana si apre così un cambio di paradigma. “Macfrut 2026 ci consegna una conferma importante - conclude Leonardo Odorizzi - L’agricoltura italiana ha un patrimonio straordinario, ma oggi non basta più coltivare bene. Bisogna creare prodotti distintivi, costruire relazioni, raccontare il valore dei territori e trasformarlo in proposte concrete per il mercato”.

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